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Il silenzioso addio di Antonio Manganelli

Il capo della Polizia si è spento in ospedale Era ricoverato da ventiquattro giorni

Non ce l’ha fatta. Il cuore di Antonio Manganelli, nominato capo della polizia dal governo Prodi, si è fermato per sempre ieri mattina. Manganelli era ricoverato all’ospedale San Giovanni di Roma dal 24 febbraio scorso. Lo stesso giorno era stato operato d’urgenza per la rimozione di un ematoma cerebrale, conseguenza di una grave emorragia. Martedì il peggioramento delle sue condizioni di salute, dovuto a un’infezione respiratoria. Due anni fa aveva scoperto di avere un tumore.

Sessantadue anni compiuti a dicembre, era al vertice del Dipartimento di pubblica sicurezza dal 25 giugno del 2007. Aveva preso il posto di Gianni De Gennaro, di cui era stato il vice. Negli Anni Ottanta, quando prestava servizio al Nucleo Anticrimine della Polizia, ha collaborato a lungo con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati uccisi con le loro scorte dalla mafia nel 1992. La camera ardente sarà allestita oggi, a partire dalle 14, nei locali della Scuola superiore di polizia di via Pier della Francesca. I funerali si terranno sabato alle 12 alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, in piazza della Repubblica.

Ieri al San Giovanni, oltre ai familiari, sono arrivati il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, il vicecapo della polizia vicario Alessandro Marangoni, il vicecapo Matteo Piantedosi, il «direttore specialità» Santi Giuffré e il prefetto della Capitale Giuseppe Pecoraro, che hanno reso omaggio alla salma.

Innumerevoli i messaggi di cordoglio e di condoglianze alla famiglia. Il Presidente della Repubblica Napolitano ha chiesto al ministro Cancellieri di rappresentare ai familiari i suoi sentimenti di solidarietà e all’intera amministrazione della Pubblica Sicurezza il suo partecipe cordoglio. L’ex responsabile del ministero Roberto Maroni ha scelto un tweet: «Ciao Antonio, maestro di vita e amico vero. Rimarrai per sempre nel mio cuore», ha scritto. «Era un numero uno soprattutto per le qualità morali che erano parte integrante di tutte le cose che ha fatto. Ed é stato d’esempio per tutti noi per il coraggio,la forza e l’orgoglio con cui ha affrontato il lungo calvario della malattia che lo ha portato a lasciarci - ha detto la Cancellieri - È lo Stato italiano che oggi lo piange e domani lo saprà onorare degnamente. Addio carissimo, che la terra ti sia lieve». Anche il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha voluto ricordarlo: «Con lui l’Italia perde un servitore dello Stato di grande valore. Con il suo innato equilibrio e con la sua azione sempre efficace, ha assicurato al corpo della Polizia una guida intelligente e ha garantito al governo del Paese una difesa costante della sicurezza dei cittadini», ha dichiarato. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha inviato alla famiglia un commosso messaggio di condoglianze: «Nonostante la lunga malattia, il Prefetto Manganelli è sempre stato un esempio di servitore dello Stato, una guida autorevole e aperta al dialogo, anche nelle situazioni più difficili». «Per me è scomparso non solo un eccezionale servitore dello Stato, ma anche un amico e una persona con la quale ho avuto modo di collaborare più volte nel corso della mia carriera in Magistratura - il commiato del neopresidente del Senato Pietro Grasso - sempre apprezzandone le doti non comuni di investigatore e di uomo delle Istituzioni».

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