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01/03/2013 06:04

In migliaia a Castel Gandolfo «Sarò solo un pellegrino»

CommiatoBenedizione semplice in italiano poi la buonanotte Alle 20 le guardie svizzere hanno chiuso il portone del Palazzo

L'ultima parola del Pontificato di Benedetto XVI è «buonanotte». La dice con estrema semplicità, e poi in un attimo rientra nella residenza di Castel Gandolfo.

Fuori dal Vaticano, Benedetto XVI sembra aver già chiuso un capitolo della sua vita. Sono le 17.25 quando atterra all'eliporto di Castel Gandolfo, le 17.40 quando, come da programma, si affaccia sul balcone della piazza principale, dove circa quattromila persone sono arrivate per salutarlo. E, dopo un brevissimo saluto iniziale, dice subito: «Come sapete, non sono più Sommo Pontefice». Poi si ferma, torna sui suoi passi: «Fino alle 20 di questa sera lo sono ancora, dopo non lo sarò più». E, quando impartisce la benedizione al termine di un discorso di circa un paio di minuti, non dà la benedizione apostolica, come di consueto (ed è ancora Pontefice). Dà una semplice benedizione, in italiano.

Alla fine, l'ultimo discorso del Papa dura appena un paio di minuti. Quanto gli basta per essere circondato dall'affetto della popolazione di Castello, come comunemente viene chiamata la città dove è la residenza estiva dei Papi. Un rapporto forte, quello tra Benedetto XVI e i castellani. Alcuni lo ricordano come cardinale titolare di Velletri. Alcuni persino raccontano di averlo visto passare velocemente ogni tanto in piazza della Libertà, su una macchinetta, per rientrare nella residenza e non fare un lungo giro interno dal posto ove si trova: Benedetto XVI è una persona precisa, non ama tardare per la cena.

Per questo sembra un po' strano che il programma della partenza tardi un poco. Gli ultimi momenti da Pontefice nel Palazzo Apostolico cominciano con un percorso che dalla sua stanza, dove alle 20 vengono apposti i sigilli, come all’ascensore, arriva fino al cortile di San Damaso. È accompagnato dal cardinal Vallini, suo vicario per la diocesi di Roma, e preceduto da Leonardo Sapienza, reggente della Casa Pontifica. L'arcivescovo Georg Gaenswein, suo segretario, è sempre vicino a lui, visibilmente commosso. Arrivati al Cortile di San Damaso, ci sono i superiori della Segreteria di Stato pronti ad accoglierlo. Applaudono. Il saluto del segretario di Stato Bertone a Benedetto XVI è affettuoso, partecipato. E poi, in ordine di grado, gli altri superiori della Segreteria di Stato salutano personalmente Benedetto XVI.

Il quale entra in automobile, e percorre i cinque minuti che lo separano dall'eliporto vaticano. Lì, Angelo Sodano, cardinale decano, saluta il Papa a nome del Collegio Cardinalizio. E il Papa sale in elicottero. Con lui viaggiano Gaesnwein, Sapienza, il secondo segretario Alfred Xuereb, il suo medico personale Polisca e il "maggiordomo", Sandro Mariotti.

È un tragitto breve, di circa un quarto d'ora, con due sorvoli su piazza S. Pietro dove ci sono tanti fedeli, e accompagnato dal suono delle campane. Comincia la Basilica di San Pietro, insieme alla «patarina» del Campidoglio e alle chiese di Roma che hanno accolto l'appello del cardinal Vallini, poi suonano le campane di Albano nel momento in cui il Papa comincia a percorrere il territorio della diocesi, quindi quelle della chiesa di Castel Gandolfo. Le persone hanno pregato il rosario, seguendo i misteri della Luce, accompagnandolo con le meditazioni prese dai discorsi di Benedetto XVI, e lo aspettano. Lo aspetta anche il cardinal Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, che si mischia tra la folla in abito cardinalizio e raggiunge le prime file.

All'eliporto di Castel Gandolfo sono ad accogliere Benedetto XVI il card. Bertello, presidente del governatorato dello Stato di Città del Vaticano, monsignor Giuseppe Sciacca, il segretario del governatorato, e poi il vescovo di Albano Semeraro, l'amministratore delle Ville Pontifice Petrillo, il sindaco e il parroco di Castel Gandolfo.

Arriva il momento in cui il Papa si affaccia alla loggia centrale. Benedetto XVI ringrazia tutti. Ha ancora sulle spalle la pellegrina bianca, che non indosserà più da Papa emerito. «Cari amici - esordisce - sono felice di essere con voi. Grazie per la vostra amicizia e per il vostro affetto». Sottolinea la bellezza del creato, lui ama la natura in Castel Gandolfo, da dove - aveva detto l'ultima volta che era arrivato in estate - «si vede anche il mare». Quasi commosso dall'affetto, riprende il discorso. Dice: «Fino alle venti sarò Papa. Dopo sarò semplicemente un pellegrino che fa l'ultima tappa del suo pellegrinaggio in terra. Con il mio cuore, preghiera e riflessione vorrei lavorare per il bene comune e per l'umanità. Lo voglio fare per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie a tutti». Poi, la benedizione, e il saluto finale: buonanotte. Due ore dopo le guardie svizzere smontano la guardia e chiudono il portone. Inizia la sede vacante.

Andrea Gagliarducci






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