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Strumentalizzare Dio è la grande tentazione

Il discorso del Papa all’Angelus accolto dall’ovazione dei pellegrini

Strumentalizzare Dio è la grande tentazione

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a.acali@iltempo.it

Atmosfera surreale, ieri, in piazza San Pietro, per il penultimo Angelus di Benedetto XVI. Erano palpabili sentimenti contrastanti, perché si mescolavano la voglia di dimostrare affetto al Papa, grande commozione, ammirazione per un gesto coraggioso ma anche un po’ di tristezza per la prima tappa di un lungo commiato da un Pontefice che resterà nella storia non solo per la sua rinuncia ma soprattutto per quanto ha saputo dare alla Chiesa.

E lo ha dimostrato ancora una volta proprio nell’appuntamento di ieri, condotto con disarmante normalità. Benedetto XVI ha continuato regolarmente la sua catechesi domenicale, regalando riflessioni profonde e manifestando, con il suo atteggiamento di incredibile serenità, la voglia di «lavorare nella vigna del Signore» fino all’ultimo istante del suo ministero petrino. Un esempio luminoso per tutti i cristiani.

Un’autentica ovazione si è levata dalla piazza (il comandante della gendarmeria Domenico Giani ha stimato in circa 50.000 le persone presenti) allo scoccare delle 12, quando Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio, con i pellegrini provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo a scandire il suo nome. Ma il Papa, dopo aver ringraziato, ha evitato ogni riferimento diretto alla sua decisione. Solo alla fine, salutando i fedeli italiani, ha apprezzato la presenza numerosa «segno dell’affetto e della vicinanza spirituale che mi state manifestando in questi giorni». Le sue parole, invece, sono state dedicate all’inizio della Quaresima, con l’invito a «ri-orientarsi decisamente verso Dio».

Il Papa ha ricordato che questo comporta «sempre una lotta, un combattimento spirituale perché lo spirito del male si oppone alla nostra santificazione e cerca di farci deviare dalla via di Dio». Commentando il vangelo della prima domenica di Quaresima, quello delle tentazioni di Cristo nel deserto, il Pontefice ha ricordato che «Gesù dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva». Il demonio, infatti, è abile nel proporre all’uomo di ogni tempo «false immagini, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone». Ma in fondo il meccanismo è sempre lo stesso: «strumentalizzare Dio per i propri interessi, dando più importanza al successo o ai beni materiali. Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari». Alla fine, «Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, diventa irreale, non conta più, svanisce». Dunque, è il ragionamento teologico del Papa, «nelle tentazioni è in gioco la fede perché è in gioco Dio». E quindi la conseguenza pratica di questo ragionamento: «Nei momenti decisivi della vita, ma a ben vedere in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale o il vero Bene?». Elementi sui quali ogni cristiano che in definitiva voglia dirsi tale è chiamato ad esaminarsi in questo «tempo propizio» di preparazione alla Pasqua.

Sicuramente lo faranno il Papa e la Curia che ieri sera hanno cominciato i tradizionali esercizi spirituali, che si concluderanno sabato prossimo, per i quali lo stesso Pontefice ha chiesto preghiere. Cosa che ha fatto attraverso Twitter anche il card. Ravasi, che dirigerà le meditazioni: «Il Santo Padre mi ha affidato il compito di predicare gli Esercizi Spirituali in Vaticano. Vi invito ad accompagnarci nella preghiera!» ha «cinguettato» il presidente del Pontificio consiglio per la Cultura. Gli esercizi spirituali «sono un po’ come liberare l'anima dal terriccio delle cose, anche dal fango del peccato, dalla sabbia delle banalità, dalle ortiche delle chiacchiere che, soprattutto in questi giorni, occupano ininterrottamente le nostre orecchie» ha detto Ravasi, indicato tra l’altro nel novero dei «papabili».

Ieri in tutte le parrocchie romane, su espresso invito del cardinal vicario Vallini, si è pregato per Benedetto XVI e per il prossimo Papa come pure nelle chiese della diocesi di Milano dove è stata letta una lettera del cardinal Scola.

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