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La Libia celebra l’anniversario della rivolta

Contestato il premier che non ha parlato di rilancio economico

«La rivoluzione è partita da Bengasi e l'anima dei martiri di questa città è ancora oggi qui con noi».

Con queste parole il presidente del Congresso nazionale generale libico, Mohamed Magarief, si rivolge ai presenti in occasione della conferenza stampa del Congresso Nazionale Generale e del Governo libici, annunciata nella mattinata di ieri, per la celebrazione del secondo anniversario dell'inizio della rivoluzione che ha portato alla deposizione del colonnello Muammar Gheddafi.

In piazza Tharir, oltre a Magarief, in prima fila il ministro dell'interno Swail, il ministro della Difesa Bargati e il capo dell'esercito nazionale Mangoush. Nelle retrovie il capo del Consiglio locale di Bengasi Buraziza.

Nel suo discorso che va avanti per circa tre quarti d'ora, Magarief ricorda la lunga guerra, ma nessun accenno al programma di rilancio economico previsto per la regione orientale. Commenti contrariati tra la gente in piazza: «siamo stanchi di questa retorica».

Duecento soldati dell'esercito nazionale circondano la piazza e presidiano il tendone dove sono radunati i leader politici e militari presenti alla kermesse. Una decina di cecchini presidia il palazzo retrostante il tendone sul lato ovest di piazza Tahrir.

Dopo Magarief prende la parola il vice primo ministro Auad Barasi, che ha sostituito il premier Ali Zidan, ancora in Chad. Un intervento, il suo, di circa quindici minuti in cui si è limitato a congratularsi con la città di Bengasi. A seguire il Ministro della Difesa Mohamed Bargati: «Stiamo costruendo il nostro esercito nazionale, ma questa operazione richiede tempo. I Paesi stranieri ci stanno aiutando ad addestrare i nostri ragazzi e ad organizzare quello che sarà il futuro esercito libico». Per ultimo ha preso la parola il capo del consiglio locale Buraziza: «Noi confidiamo nel programma dell'attuale congresso», ha detto.

Circa le polemiche mosse dal movimento locale federalista, Buraziza sottolinea che «in Libia siamo solo sei milioni di persone e quindi il federalismo non è una soluzione».

Buraziza garantisce anche che presto la regione della Cirenaica riceverà cospicui fondi per il rilancio economico locale da parte del Governo nazionale.

Queste parole mettono ufficialmente un punto alla tensione tra il consiglio di Bengasi e le istituzioni nazionali che hanno preso corpo all'indomani della convocazione della manifestazione del 15 febbraio, con cui la Cirenaica ha chiesto maggiore impegno da parte di Tripoli per la regione. Sabato un'autobomba è esplosa senza fare vittime davanti alla stazione di polizia Barqa, nella stessa area dove il 17 febbraio del 2011 centinaia di rivoluzionari assaltavano per la prima volta una caserma del regime per armarsi.

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