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Sua Santità stupito dai casi Vatileaks e Paolo Gabriele

«Semplicemente incomprensibile». Così Benedetto XVI aveva definito il caso Vatileaks a Peter Seewald, il giornalista che con lui aveva scritto già due libri intervista e che stava lavorando ad una...

«Semplicemente incomprensibile». Così Benedetto XVI aveva definito il caso Vatileaks a Peter Seewald, il giornalista che con lui aveva scritto già due libri intervista e che stava lavorando ad una biografia del Pontefice.

Seewald, che raccontano essere uno dei pochissimi ad avere accesso all'appartamento del Pontefice senza il filtro del segretario Georg Gaenswein - era stato ad agosto presso la residenza di Castel Gandolfo, ed aveva chiacchierato con Benedetto XVI per circa un'ora e mezza. Poi, era tornato in Italia - «era fine novembre o inizio dicembre», afferma padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede - e forse aveva avuto un altro incontro con Benedetto XVI. Un Papa che - racconta Seewald, riferendosi all'incontro di agosto - «non avevo mai visto così stremato e abbattuto».

La biografia del Papa avrebbe impegnato almeno un altro anno di lavoro a Peter Seewald. Il quale - anche pressato dai media, che sono arrivati quasi fin dentro casa sua per cercare di strappargli una dichiarazione - ha pubblicato una parte dell'intervista di agosto nel popolare settimanale tedesco Focus.

Seewald e il Papa si erano intrattenuti a parlare per circa un'ora e mezza. Paolo Gabriele - che ora lavora nell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù - era in attesa del processo, e il Papa si ritemprava come sempre nella quiete di Castel Gandolfo, ultimando il libro sull'infanzia di Gesù.

Seewald chiede se è sconvolto del caso Vatileaks.

E il Papa risponde: «Non sono caduto in una specie di disperazione o di dolore indicibile, la cosa mi è semplicemente incomprensibile», aveva detto. E poi, su Paolo Gabriele, il maggiordomo che trafugava i documenti: «Quando considero la sua persona non riesco a capire cosa ci si possa attendere da lui. Non riesco a penetrare in questa psicologia».

Il Papa racconta di volere che la giustizia faccia il suo corso in Vaticano - e infatti non è mai intervenuto riguardo il processo a Paolo Gabriele - afferma che il terzo volume di Gesù di Nazareth è «il suo ultimo libro» e quando Seewald gli chiede cosa ci si potesse attendere dal suo pontificato, risponde: «Da me? Non molto. Sono un uomo vecchio, le forze stanno scemando. Penso che sia sufficiente ciò che ho fatto».

A Seewald, nel libro Luce del mondo aveva parlato dell'eventualità di rinunciare al ministero petrino «quando non ce la si fa più» e - sostiene padre Lombardi - «aveva un modo sempre discreto e prudente di parlare degli impegni futuri del suo pontificato».

Resta una domanda: quando lo scorso agosto confidò a Seewald di essere stanco, stava già pensando alla rinuncia annunciata l'11 febbraio?

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