cerca

«Gli ebrei perdono un amico»

Di SegniIl rabbino capo di Roma: rapporto complicato ma positivo con Benedetto XVI. Dal prossimo Papa ci aspettiamo collaborazione

«Gli ebrei perdono un amico»

E__WEB

I nostri amici ebrei. Così li ha definiti Benedetto XVI durante la sua «lectio» ai sacerdoti romani sui temi del Concilio Vaticano II. «Dall’inizio - ha detto il Papa - erano presenti i nostri amici ebrei che hanno detto, soprattutto a noi tedeschi ma non solo a noi, che dopo gli avvenimenti tristi del decennio nazista la Chiesa cattolica doveva dire una parola sul popolo ebraico. Hanno detto: anche se è chiaro che la Chiesa non è responsabile della Shoah, erano cristiani, in gran parte, coloro che hanno commesso quei crimini, anche se sappiamo bene che i veri credenti sempre hanno resistito contro queste cose».

Dunque con le sue dimissioni gli ebrei perdono un amico?

«Certamente sì - risponde il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni - Avevamo stabilito con lui, nelle occasioni di incontro, un rapporto positivo».

Superate anche le incomprensioni legate al vescovo lefebvriano negazionista Williamson?

«Il caso Williamson è abbastanza folkloristico; per quanto riguarda la riconciliazione della Chiesa con i lefebvriani, il discorso è ancora aperto».

Come è stato il suo rapporto personale con il Pontefice?

«Direi complicato, per la statura del personaggio. Sulle sue posizioni teologiche e su quelle storiche si potrebbe ancora discutere. Sotto il profilo dell’uomo di dottrina, dello studioso interessato a conoscere c’è invece grande affinità e possibilità di dialogo».

Cosa resta della visita alla sinagoga? « Resta il segno della volontà di continuare ad intrattenere rapporti positivi con il mondo ebraico». Quali differenze vede tra il pontificato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI nei confronti degli ebrei?

«Ce ne sono tante. Sono due personalità molto differenti, ciascuno dei due ha trovato un suo peculiare "modus vivendi", secondo il suo stile, per impostare i rapporti con la comunità ebraica».

E lei quale ha preferito?

«Istintivamente, anche perché mi ci sono trovato maggiormente coinvolto, devo dire che ho avuto un buon rapporto con questo Papa. Con il precedente le occasioni di incontro sono state limitatissime, a causa della malattia di Giovanni Paolo II».

Cosa vi aspettate dal prossimo Pontefice?

«La nostra comunità si augura soprattutto che continui il rapporto di collaborazione e di amicizia».

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

Opinioni