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La mancata riforma rimpianto di Benedetto

Conclave: polemiche sul cardinal Mahoney

Mentre si contano i giorni che separano la Chiesa dalla sede vacante, scanditi dagli appuntamenti di Benedetto XVI che continuerà il suo intenso lavoro fino all’ultimo giorno, è inevitabile che si pensi già al «dopo». Come sempre, in queste circostanze, quello del «toto-papa» è un esercizio aleatorio ma che affascina e cattura l’immaginazione popolare. E dunque via a ipotesi più o meno fantasiose, più o meno fondate. Soprattutto perché l’annuncio di Benedetto XVI in qualche modo ha «sparigliato le carte», per usare una locuzione che più profana non potrebbe essere. E anche per questo è importante la confidenza che lo stesso Pontefice avrebbe fatto ad alcuni cardinali al termine della Messa delle Ceneri, mercoledì sera. Benedetto XVI lascia il trono pontificio con un grande rimpianto: non aver riformato la Curia romana sulla scia della riforma di Paolo VI. E avrebbe fatto riferimento a conferenze precedenti alla sua elezione, tenute anche in sedi istituzionali in Italia.

Dichiarazioni che sembrano avvalorare una sensazione diffusa all’interno della Città Leonina. Come dimostra l’amarezza di una battuta sulla rinuncia del Papa raccolta all’interno della Basilica di San Pietro, mercoledi. Ce l’ha fatta un cerimoniere, mentre sfilava la processione dei cardinali che avevano appena concelebrato con il Papa: «È stata una brutta botta. Ne conosco molti - ci confidava riferendosi ai prelati - e qualcuno in Curia non si è comportato bene».

E sul conclave che si aprirà a metà marzo già si proiettano alcune polemiche. L’ombra dello scandalo dei preti pedofili continua ad aleggiare sulla Chiesa, malgrado l’enorme sforzo fatto da Benedetto XVI che ha avviato una radicale opera di pulizia. L’ultimo caso riguarda l’ex arcivescovo di Los Angeles, il cardinale Roger Mahoney, caduto in disgrazia per aver coperto le nefandezze di sacerdoti macchiatisi di un crimine odioso. Il Papa è stato inflessibile nei confronti di Mahoney (accusato di aver coperto 129 casi): prima lo ha affiancato e poi sostituito arrivando infine ad autorizzare il successore, l’arcivescovo monsignor Josè Gomez, a sollevarlo da tutti gli incarichi e dalle celebrazioni pubbliche. Mahoney ha già annunciato che parteciperà al conclave e questo ha scatenato pesanti attacchi. «I peccati del cardinale Mahoney» s’intitola il durissimo editoriale del Washington Post che si scaglia contro l'ex arcivescovo di Los Angeles.

Mahoney «è fortunato a non essere in carcere», scrive il quotidiano, che ricorda come il nuovo arcivescovo gli abbia vietato ogni impegno pubblico. Tuttavia rimane sempre cardinale, prosegue il Post, che parla di «cultura dell'impunità della Chiesa cattolica». La decisione senza precedenti dell'arcivescovo Gomez sulle attività pubbliche di Mahoney è giunta il 31 gennaio. Lo stesso giorno l'arcidiocesi ha pubblicato sul sito decine di migliaia di pagine di files personali relativi a 122 sacerdoti accusati di aver molestato bambini. Gli atti evidenziano anche il ruolo di Mahoney, arcivescovo di Los Angeles fra il 1985 e il 2011, nel coprire lo scandalo. «Questi file sono una lettura brutale e dolorosa. Il comportamento descritto è terribilmente triste e malvagio», aveva scritto allora l'arcivescovo Gomez. Resta da vedere se queste polemiche spingeranno il cardinale a rinunciare al suo viaggio a Roma.

L’unica certezza, per ora, è che il conclave inizierà tra il 15 e il 20 marzo. Ma quanto potrà durare? Impossibile prevederlo ma potrebbe non essere rapido come gli ultimi. In primo luogo perché la rinuncia di Benedetto ha colto tutti di sorpresa e dunque non c’era stato il tempo di prepararsi. È vero che dall’annuncio dato al concistoro all’«extra omnes» che sancirà l’avvio della riunione dei cardinali passerà oltre un mese ma è difficile ipotizzare il consolidamento di cordate suffienti a garantire l’elezione in tempi rapidi. Il secondo aspetto da considerare è che Benedetto ha stabilito che serve in ogni caso la maggioranza qualificata dei due terzi dei suffragi, per evitare maggioranze risicate che rischierebbero di spaccare la Chiesa. Il «toto-papa» continuerà ancora parecchio.

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