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Due Papi sotto lo stesso tetto in Vaticano fra curiosità e profezie

Grazia Maria Coletti g.coletti@iltempo.it La paura dopo le dimissioni choc, l’incertezza sul futuro della Chiesa Cattolica, legata indissolubilmente alla nostra vita, che piaccia o no finora è...

g.coletti@iltempo.it

La paura dopo le dimissioni choc, l’incertezza sul futuro della Chiesa Cattolica, legata indissolubilmente alla nostra vita, che piaccia o no finora è stato così. Smarrimento, è la percezione di una piazza mesta, con i romani a piazza San Pietro davanti ai maxi schermo perché la Basilica è piena, che ieri pomeriggio hanno seguito la messa di Benedetto XVI per la liturgia delle Ceneri, in occasone dell’ultima celebrazione pubblica trasferita dall’Aventino in San Pietro. Smarrimento anche per i "due" "papi" sotto lo stesso tetto in Vaticano, il nuovo Pontefice e il Papa emerito, che andrà nel convento di clausura fatto costruire in Vaticano da Wojtyla perché prima di lui non c’erano le suore, fino allo scorso autunno c’erano le «visitandine», via loro è rimasto vuoto, un segnale che l’arrivo di Benedetto XVI era nell’aria. «Neanche andasse in prigione il Papa» si sente dire. Eppure la storia del convento è stata ampiamente spiegata. Non è una clausura. Tuttavia «il papa teologo in convento fa strano» dice un ragazzo. Ma più strano ancora appare la presenza di un «dualismo» percepito come la presenza di "due" papi nella stessa casa. Una sorta di convivenza neanche fosse «uno "scisma"». E con i riferimenti all’unità e il forte monito contro le «divisioni che deturpano il volto della Chiesa» lanciato da Benedetto XVI all’omelia quelle sensazioni strane si fissano di più nell’immaginario collettivo, perché in tanti ieri pomeriggio hanno appuntato la propria attenzione sulla "doppia" presenza papale, anche se Benedetto XVI papa non lo sarà più. «Possiamo salvare la Chiesa Cattolica affidandola a Maria» ha detto Emanuele Mariani, 43 anni il primo marzo, che sottolinea la «coincidenza», era il nipote del sarto dei sacri palazzi. Anche lui sottolinea «il dualismo, con il papa emerito e il nuovo Pontefice in Vaticano». Ma tutto ieri pomeriggio è stato amplificato. Caricata di altri significati da chi asscolta anche l’omelia, l’esortazione del profeta Gioele «ritornate a me con tutto il cuore», «molti sono disposti a stracciarsi le vesti, pochi il cuore». Sarà per l’emozione, o per gli interrogativi che le dimissioni del Papa pongono, ma digerire la notizia «storica» comporta anche questo.

A fine messa nella folla spunta un cardinale. Occasione ghiotta per le decine di giornalisti di mezzo mondo che, stazionando da ore in piazza Pio XI, a pochi metri dal colonnato di Bernini. È il cardinale Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, difficilmente può essere considerato un papabile. Ma la berretta cardinalizia attira subito un crocchio di cronisti efedeli. Una signora gli fa subito una foto col cellulare, «non so chi sia, ma magari diventa Papa...». Un’altra chiosa: «Ma io voglio un Papa nero...». Il porporato è assiepato dalle telecamere. Una donna prende il coraggio: «Ma lei come si chiama?». Il cardinale sorride, poi scandisce: «Versaldi». «Ah, l’arcivescovo di Alessandria!», dice qualcuno. In realtà non più, ma lui sorride bonario. Le dimissioni del Papa sono un grande gesto?, gli domandano. «Sicuramente, certo c’è tristezza». «Il prossimo Papa sarà canadese?». Lui si ferma, sorride e risponde: «Ora il Papa è Benedetto XVI, del prossimo Papa ci occuperemo dal primo marzo». Altre domande, altre foto, altri fedeli. Ormai è una piccola folla. Il traffico si blocca, i clacson trombazzano, arriva trafelato un vigile urbano, «Signori, Signorii - urla -, ve dovete spostà!».

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