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Forte monito del Papa: «Le divisioni deturpano il volto della Chiesa»

Richiamo in occasione dell’inizio della Quaresima davanti ai cardinali Applauso interminabile dopo il commosso ringraziamento di Bertone

a.acali@iltempo.it

Il pesante drappo grigio che si richiude alle spalle di Benedetto XVI dopo che ha raggiunto, sulla pedana mobile, la navata laterale di San Pietro, al termine della Messa delle Ceneri, è l’immagine simbolica della fine del pontificato del Papa tedesco. Ad attenderlo, davanti alla Pietà di Michelangelo, ancora con i paramenti liturgici, il decano del Sacro Collegio, Sodano, e il Segretario di Stato, Bertone, i due cardinali che avranno un ruolo di primo piano nella gestione della sede vacante. Un’immagine simbolica perché ci saranno altre occasioni pubbliche per ascoltare e salutare il Pontefice ma quella celebrata ieri sera nella Basilica vaticana è stata l’ultima Messa solenne presieduta dal Papa dimissionario insieme ai cardinali. E le sue parole sono state dense di significato. In quello che forse è stato il passaggio centrale della sua omelia, Benedetto XVI ha sottolineato «l’importanza della testimonianza di fede di ciascuno e delle comunità per manifestare il volto della Chiesa, che a volte viene deturpato dalle divisioni del corpo ecclesiale. Superare gli individualismi e le rivalità è un segno prezioso per quanti sono lontani dalla fede i indifferenti. Anche ai nostri giorni - ha aggiunto il Papa - molti sono pronti a "stracciarsi le vesti" di fronte a scandali e ingiustizie, naturalmente commessi da altri, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio cuore, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta. Gesù - ha sottolineato - denuncia l’ipocrisia religiosa. Il vero discepolo non serve se stesso o il pubblico ma il suo Signore». E «il ritorno al Signore - ha ribadito - è possibile come "grazia", perchè è opera di Dio e frutto della fede che noi riponiamo nella sua misericordia. Ma questo ritornare a Dio - ha spiegato ancora il Papa - diventa realtà concreta nella nostra vita solo quando la grazia del Signore penetra nell'intimo e lo scuote donandoci la forza di lacerare il cuore».

All’inizio della sua omelia il S. Padre ha ricordato come «le circostanze hanno suggerito» di non svolgere la liturgia nella Basilica di Santa Sabina, come da tradizione, ma a San Pietro: «Per me è un'occasione propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della Diocesi di Roma, mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e per chiedere un particolare ricordo nella preghiera. Stasera siamo numerosi intorno alla Tomba dell'Apostolo Pietro anche a chiedere la sua intercessione per il cammino della Chiesa in questo particolare momento, rinnovando la nostra fede nel pastore supremo, Cristo Signore». Ad imporre le ceneri al Pontefice è stato l’arciprete della Basilica di San Pietro, il card. Angelo Comastri. Ma la commozione ha toccato il suo apice al termine della Messa, quando ha preso la parola il segretario di Stato (che successivamente avrebbe definito il gesto del Papa «rivoluzionario, che si comprenderà soltanto tra qualche anno se non addirittura tra una generazione»). «Con grande rispetto e commozione - ha esordito - non solo la Chiesa ma il mondo intero hanno appreso la notizia della sua rinuncia. Non saremmo sinceri se non le dicessimo che questa sera c'è un velo di tristezza sul nostro cuore. In questi anni il suo magistero è stata una finestra aperta sulla Chiesa e sul mondo che ha fatto filtrare i raggi della verità e dell’amore di Dio» soprattutto «nel momento in cui nubi si addensano nel cielo. Tutti noi abbiamo compreso che è proprio l'amore profondo che Vostra Santità ha per Dio e per la Chiesa che L'ha spinta a questo atto». Secondo Bertone il Papa ha rivelato «quella purezza d'animo, quella fede robusta ed esigente, quella forza dell'umiltà e della mitezza, assieme ad un grande coraggio, che hanno contraddistinto ogni passo della Sua vita e del Suo ministero, e che possono venire sol0 dallo stare con Dio, dal salire la montagna dell'incontro con Lui per poi ridiscendere nella città degli uomini». Poi, con la voce rotta dalla commozione, il segretario di Stato ha concluso ricordando che «vogliamo ringraziare il Signore per il cammino che tutta la Chiesa ha fatto sotto la guida di Vostra Santità e vogliamo dirLe dal più intimo del nostro cuore, con grande affetto, commozione e ammirazione: grazie per averci dato il luminoso esempio di semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore, un lavoratore, però, che ha saputo in ogni momento realizzare ciò che è più importante, portare Dio agli uomini e gli uomini a Dio». Parole che hanno dato il via ad un applauso lunghissimo e caloroso, che solo il diretto intervento del Papa è riuscito a interrompere per concludere la Messa. Un applauso ripreso subito dopo la benedizione. Fino alla chiusura di quel drappo grigio.

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