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Il gesto di un grande europeo che ha voluto lanciare un messaggio

Volendo riassumere in poche parole il senso delle dimissioni del Papa direi che con questo gesto egli abbia in sostanza mandato tutti a quel paese. Tutti chi? Tutti coloro che non hanno ancora capito,...

Volendo riassumere in poche parole il senso delle dimissioni del Papa direi che con questo gesto egli abbia in sostanza mandato tutti a quel paese. Tutti chi? Tutti coloro che non hanno ancora capito, né sono minimamente disposti a capire, né sembrano capaci di capire, quale immenso pericolo incomba oggi sulla civiltà occidentale.

Che ormai da un pezzo non è minacciata soltanto dall’odio dei suoi molti dichiaratati nemici esterni ma anche e forse soprattutto dal suo stesso disamore. Un disamore il cui segno più inquietante è la scarsa o nessuna forza, la scarsa o nessuna fede, la scarsa o nessuna convinzione con cui lo stesso Occidente sembra deciso a difendere se stesso. Ossia quello spirito di resa e di rinuncia con cui i suoi popoli assistono oggi al continuo crollo delle loro antiche certezze. E ancor più dalla ferma volontà dei loro ceti dirigenti di collaborare attiva,emte, coi loro più dissennati progetti politici e legislativi, all’abrogazione e al crollo degli stessi prrincìpi sui quali è fondata l’Europa..

Per capire il senso del gesto di Papa Ratzinger occorre ovviamente ricordare che tutti questi segni della deriva nichilistica che sta dissolvendo la nostra civiltà hanno trovato e continuano a trovare un decisivo sostegno in una cultura laicista, ma non di rado persino cattolica, che non cessa d frascheggiare coi tre micidiali terrorismi del nostro tempo: il terrorismo islamico (radicato in una religione che promuove al rango di martirio lo stragismo suicidario). il terrorismo «gender» (che mira alla distruzione del matrimonio tradizionale e a una legislazione familiare che abolisca gli stessi concetti di «padre» e «madre»; il terrorismo scientista, che ammette e fomenta ogni specie di sperimentazione soprattutto nel ramo fecondazioni artificiali, provocando il crollo del principio genealogico), ma persino nella cultura cattolica, che non cessa di ammiccare a questi orrori con la sua idolatria del dialogo.

Bene: non c’è atto o gesto di questo papa che non abbia espresso il proposito di opporsi a questa deriva con fermezza. La stessa scelta del nome («Benedetto») con cui volle voluto chiamarsi da papa rivelò subito questo proposito, giacchè con quel nome, essendo quello del santo che fondò il monachesimo occiodentsle, intendeva certamente ricordare all’Europa quanto profonde siano quelle radici cristiane che i suoi attuali padrini politici hanno preteso di negare rifiutandosi di onorale nella sua Costituzione.

È dall’incontro-scontro di Gerusalemme, Atene e Roma che è nata quella stupefacente combinazione di accordi e dissonanze, quella meravigliosa delicata variopinta costruzione che era ed è ancora questa vecchia Europa – questo straordinario organismo nato dall’incastro, dal montaggio e dall’intreccio di innumerevoli pezzi, elementi e figure, sicché tutti noi, suoi tardi e non di rado inconsapevoli inquilini (che lo sappiamo o meno non importa) ci troviamo a dover vivere, amare, odiare, pensare, sperare e sognare su una scena in cui la Bibbia e Omero, i Vangeli e i miti greci, il furore dei profeti dell’Antico Testamento e l’ironia di Platone, il dio vivente di Abramo e il dio astratto della teologia, la follia dei grandi mistici e il rigore del diritto romano, l’eros pagano e l’amore cristiano, la dissolutezza di Afrodite e la castità di Maria, lo splendore delle cattedrali e il fragore degli opifici, la potenza creatrice del capitalismo e quella distruttrice delle utopie rivoluzionarie – queste e un numero incalcolabile di altre configurazioni variamente discordanti e tuttavia intrecciate e inanellate, non cessano di attrarci, provocarci, affascinarci, ispirarci, commuoverci, ammaestrarci e consolarci.

È tuttavia evidente che al centro di questa inaudita costruzione (un prodigio assolutamente unico nella storia universale della civiltà) troviamo quell’impresa portentosa, squisitamente cristiana, che fu l’innesto sul tronco del monoteismo giudaico da un lato del pensiero greco, di cui si nutrì la grande teologia dei Padri della Chiesa, e dall’altro del mito pagano. Impresa che trovò il suo esito più geniale nella creazione della soave figura di quella nuovissima dèa che è la Vergine col Bambino.

Giacché aver fondato il monachesimo occidentale significa aver creato, con un atto decisivo, fecondo di effetti prodigiosi, le premesse necessarie perché incominciasse e formarsi quell’immensa rete di conventi, monasteri, certose, cenobi, eremi e abbazie che ricoprì e ricopre tuttora l’Europa intera, e che a partire dal V secolo fu a lungo, per più di mille anni, la grande operosissima officina in cui fu forgiato, grazie a uno stile di vita fatto di preghiera, obbedienza, lavoro e studio, lo spirito dell’Europa umanistica e rinascimentale, madre di quella moderna.

Ragion per cui non è arbitrario pensare che egli, anche con queste sue dimissioni, congiunte al proposito di votarsi in un convento a una vita di studio e preghiera, abbia voluto ricordarci che il suo pontificato è stato un lungo atto di amore per questa smemoratissima Europa.

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