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Il cardinal Turkson: «È l’ora di un Papa del Terzo mondo»

Le Chiese di Africa e Asia sono ormai abbastanza solide L’Osservatore romano: Benedetto XVI apre vie nuove

a.acali@iltempo.it

Il giorno dopo l’annuncio choc di Benedetto XVI è un giorno di riflessione, utile a metabolizzare una notizia che ha risvolti storici nella vita della Chiesa e in quella di milioni di fedeli. Due i temi ricorrenti: la scelta del successore e le motivazioni del gesto di Ratzinger. Secondo il cardinale ghanese Peter Turkson, intervistato dall’Associated Press, è il momento giusto per avere un Pontefice proveniente da Paesi in via di sviluppo. Il nome di Turkson è tra quelli che circolano con maggior insistenza tra i «papabili». Dal 2009 guida il Pontificio consiglio di giustizia e pace: «Le Chiese giovani» di Africa e Asia sono diventate adesso abbastanza solide e hanno prodotto «sacerdoti e prelati che sono anche capaci di esercitare la leadership di questa istituzione mondiale», ha detto il cardinale ghanese. Turkson spiega che il cosiddetto Terzo mondo non ha bisogno di un Papa per crescere perché in realtà è cresciuto esponenzialmente anche con i pontefici europei, ma - spiega - un Papa proveniente dal Sud del mondo, dove vive la metà degli 1,2 miliardi di cattolici, «farebbe molto per rafforzarli nella loro determinazione». Invita alla prudenza il presidente dei vescovi italiani, il card. Bagnasco, anche lui indicato come possibile successore: «Non rincorriamo ipotesi, pronostici, illazioni che in questi giorni si faranno - ha detto - Preghiamo, con lo sguardo fisso su Gesù, perché la Chiesa continui la sua storia di fedeltà a Cristo e all'uomo».

Intanto ci si continua a chiedere perché il Papa abbia assunto una decisione così grave. L’Italia è il Paese della «dietrologia» e molti sospettano che appunto dietro la rinuncia di Ratzinger alla Cattedra di Pietro ci siano chissà quali motivazioni. Una domanda che è risuonata anche nel corso del briefing tenuto nella sala stampa vaticana ieri con il portavoce padre Lombardi: le frizioni, le divisioni, vere o presunte, all’interno della Curia hanno influito sulla decisione del Papa? Esiste un problema di «governance» nella Santa Sede? Quale messaggio ha voluto dare il Pontefice con questo atto senza precedenti? «Il Papa ha mandato molti messaggi, a tutti, non solo alla Curia - ha risposto il direttore della sala stampa - Messaggi di umiltà, di saggezza nel valutare le proprie responsabilità davanti a Dio. E da questo gesto ognuno può trarre sagge indicazioni per la propria vita. Benedetto XVI ha dimostrato grandissimo realismo, conosce i problemi e le difficoltà - ha ammesso padre Lombardi - anche della "governance" della Curia ma ancor più i problemi della Chiesa nel mondo di oggi. Problemi di adeguatezza dei sistemi di governo ci sono in tutte le istituzioni. Particolarizzare, perciò, è sbagliato. La questione della rinuncia è stata posta in termini ampi e profondi, non ci si può limitare ad aspetti come il Vatileaks». E padre Lombardi ha escluso anche divisioni su argomenti come i matrimoni gay, dopo alcune recenti dichiarazioni di mons. Paglia: «Ciò che ha detto Paglia contro l'omofobia - ha spiegato - è corente con la posizione della Chiesa, e non è certo stato oggetto di preoccupazione per il Santo Padre. Non esiste alcuna tensione». Anche sulla scelta della data della rinuncia, il 28 febbraio, è inutile fare «dietrologie». È vero che Benedetto XVI non riuscirà a completare l’attesa enciclica sulla fede (forse verrà pubblicata successivamente ma non come documento pontificio) ma è anche vero che il momento è opportuno per due motivi: permettere ai cardinali di eleggere il successore in tempo per la Settimana Santa e consentire al nuovo Papa di organizzare la Giornata mondiale della Gioventù in programma a luglio a Rio de Janeiro: «Per Benedetto XVI - ha ribadito padre Lombardi - la Gmg ha senso in quanto incontro dei giovani con il Papa. È vero che aveva confermato alle autorità brasiliane che il Pontefice avrebbe partecipato all’evento ma non ha mai detto che sarebbe stato necessariamente lui. Del resto è facile supporre che il prossimo Papa vorrà partecipare all’incontro».

E questo particolare riporta l’attenzione su un aspetto inedito: la convivenza, a pochi passi di distanza, del prossimo Papa e del suo predecessore. Nulla, in qualche modo sarà più come prima. La decisione del Papa di dimettersi, assunta in modo ponderato e libero, apre «vie nuove nella storia», come spiega un editoriale del vicedirettore dell’Osservatore romano Carlo Di Cicco e intitolato appunto «Vie nuove». «L'eredità di Benedetto XVI - spiega il giornale della Santa Sede - è grande già ora. Ma decantata nel tempo, apparirà ancora più preziosa e compresa di quanto non lo sia stata finora». In questo quadro bisogna considerare due questioni. La prima è la grande discrezione di Ratzinger. Appare assai improbabile, pertanto, che possa influire, anche indirettamente, sul governo della Chiesa. Diversa potrebbe essere la faccenda sul piano teologico, considerata la grande autorevolezza del Papa «emerito». Ma, come ha detto ancora il portavoce vaticano, «il successore si sentirà sostenuto dalla preghiera e dalla partecipazione della persona che più al mondo può comprendere i suoi problemi per averli vissuti direttamente». La seconda questione è l’esempio di grande libertà che in qualche modo Benedetto XVI consegna ai futuri pontefici, completando per certi versi la vicenda umana di Giovanni Paolo II. Due modi diversi, opposti, di affrontare la fine del mandato petrino: da ora in poi i papi saranno ancora più liberi di seguire una strada o l’altra. «Quando sono debole, è allora che sono forte» scrive S. Paolo nella seconda lettera ai Corinzi. Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI non hanno avuto paura di mostrare la loro debolezza umana indicando ad ogni uomo che la vera fortezza consiste nell’affidarsi pienamente alla volontà di Dio.

Intanto il Papa ha confermato tutti i suoi appuntamenti fino al 28 febbraio, compresi gli incontri con i presidenti di Romania e Guatemala. E c’è grande attesa per l’udienza generale di questa mattina, prima uscita pubblica di Benedetto XVI dopo l’annuncio al concistoro. Poi, nel pomeriggio, la liturgia con l’imposizione delle ceneri che segna l’inizio della quaresima. Non si terrà come di consueto a Santa Sabina, sull’Aventino, ma nella Basilica di S. Pietro perché è facile prevedere una grande partecipazione di fedeli e soprattutto dei cardinali presenti a Roma: sarà infatti l’ultima grande celebrazione di Ratzinger con il Sacro Collegio.

Intanto ieri si è svolta a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata d’Italia presso la S. Sede, la cerimonia per l’84° anniversario dei Patti Lateranensi. Il presidente del consiglio Monti ha accolto il Segretario di Stato card. Bertone che ha poi incontrato il Presidente Napolitano: «La ringraziamo in questo momento particolare - ha detto Bertone - Il Presidente avrà modo di salutare personalmente il Santo Padre in udienza speciale». «È periodo di cambiamenti. Uno dei quali, quello delle dimissioni del Papa, del tutto imprevisto e di grande portata» ha poi detto Napolitano lasciando Palazzo Borromeo. Secondo l’ambasciatore italiano Francesco Maria Greco c’è stata una «malinconia che ha fatto da sfondo al tradizionale incontro per i Patti Lateranensi» a causa delle dimissioni del Papa.

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