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20/01/2009 09:43

Oggi conferenza a Il tempo sul caso del terrorista

L'appello: "Battisti in Italia e in galera"

Roma, il giorno dell'indignazione

Casare Battisti

Questa la risposta alla domanda che gli era stata posta dal presidente del Supremo Tribunale Federale, Gilmar Mendes, una settimana fa, sull'estradizione del criminale: non è più estradabile perché ha ottenuto dal ministro della giustizia, Tarso Genro, lo status di rifugiato politico. L'anno scorso lo stesso De Souza aveva dato parere positivo riguardo all'estradizione di Battisti. Il Stf si riunirà probabilmente a partire dal 2 febbraio per decidere la scarcerazione alla luce del parere dato ieri dalla magistratura brasiliana.


Romanziere di successo. Vittima di persecuzione politica. Cesare Battisti, 55 anni da Sermoneta in provincia di Latina è tutt'altro. E non solo per quei due ergastoli comminati dalla magistratura italiana per l'omicidio di un macellaio e di un gioielliere. Lui che certa sinistra intellettuale da salotto o revanscisti della rivoluzione come il ministro trotzkista Tarso Genro del governo Lula che ha concesso lo status di rifugiato politico, è diventato l'icona della difesa dei diritti civili, ma è una fama usurpata.


Ma Cesare Battisti non è un «politico» o un «intellettuale». È un criminale incallito. Lo testimonia il suo profilo giudiziario. Teppista e delinquente da giovane tanto essere un personaggio noto ai carabinieri di tutto il Lazio. Finisce in cella la prima volta, siamo nel 1972, per un furto andato male a Frascati: un po' fuori zona ma appena uscito dal carcere di questa Italia così «persecutoria» dove i detenuti rischiano di morire, come dicono i suoi avvocati in Brasile, eccolo armato di tutto punto e compiere una rapina con sequestro di persona a Sabaudia: è il 1974. Non sconta la pena e mentre se ne sta libero, «l'intellettuale perseguitato» viene denunciato per atti di libidine su una persona che la burocrazia dei verbali definisce «incapace». Ma non si ferma.

Continua nel suo lavoro abituale: non quello di scrittore ma di rapinatore e così nel 1977 finisce nuovamente dietro le sbarre per rapina. Rinchiuso nel penitenziario di Udine viene folgorato sulla via della rivoluzione proletaria come tanti altri criminali in quegli anni. Il suo mentore è Arrigo Cavallina l'ideologo dei Pac, Proletari armati per il comunismo, una formazione nata da una costola del movimento dell'Autonomia operaia e che imita le imprese delle Brigate rosse.


L'arruolamento di Battisti consente al gruppo di alzare il tiro. Cesare Battisti come riferisce suo fratello Domenico: «è un delinquente comune non c'entra niente con gli anni di piombo», fatto è che lui spara per eseguire le sentenze che il comitato dei Pac decide di emettere. E secondo le testimonianze dei suoi ex compagni è lui, Cesare Battisti a essere il falco e trasformare gli «avvertimenti» in esecuzioni. Tutto questo è agli atti dei processi che hanno portato alle condanne all'ergastolo per Cesare Battisti e che sono allegati alla richiesta di estradizione fatta al Brasile. Non è un perseguitato politico.


I parenti delle vittime sono disposti ad andare in Brasile per convincere il governo Lula a rivedere la decisione. «Andrò in Brasile per rendere più incisiva la richiesta già avanzata dal governo italiano affinchè le autorità facciano marcia indietro su Battisti». A parlare per tutti è Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso dal terrorista che spiega le ragioni per le quali ha deciso di partire, il 2 febbraio prossimo, insieme a Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, per sollecitare e sostenere, direttamente in territorio brasiliano, la richiesta di annullare la decisione di non estradare Cesare Battisti.

Maurizio Piccirilli






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