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22/05/2010 05:30

Briatore senza la sua barca
Sequestrata per evasione

Flavio Briatore

Senza scarpe, come reclama il codice dei possessori di barca, e con il bimbo di due mesi in braccio, Elisabetta Gregoraci è stata costretta a lasciare in fretta e furia la sua casa galleggiante ormeggiata nel porto di Genova: il megayacht oceanico «Force Blu» - preso in affitto dal marito Flavio Briatore, nonché padre del loro Falco Nathan - è stato posto sotto sequestro dal pm Walter Cotugno per contrabbando ed evasione fiscale.

Sono quattro le persone indagate a vario titolo nell'ambito dell'inchiesta: oltre all'imprenditore è stata iscritta nel registro anche Maria Pia De Fusco, l'amministratore delegato della «Autumn sailing limited», società alla quale era fittiziamente intestata l'imbarcazione. Una storia intricata e passibile di sviluppi clamorosi, nel bene e nel male. Una mezza specie di bolla di sapone per Briatore, ma secondo il provvedimento di sequestro emesso dal gip Ferdinando Baldini, «era stata creata un'interposizione fittizia tra la Autumn e Briatore, in realtà unico utilizzatore dello yacth». In particolare, agli indagati viene contestato il mancato pagamento delle accise sui carburanti e l'evasione dell'Iva sulle importazioni: quest'ultimo reato è punito dal codice delle leggi doganali all'articolo 292 che lo prevede come fattispecie del reato di contrabbando.

Conti alla mano, i rifornimenti di carburante del Force Blu, avvenuti ad accisa e iva zero, hanno consentito un indebito «risparmio» di oltre 800mila euro sui 700mila litri di gasolio consumati in un paio d'anni. Il sequestro preventivo è finalizzato alla confisca dell'imbarcazione e tra i motivi per i quali il gip ha firmato il decreto figura persino il rischio di reiterazione del reato. È possibile che i legali del manager facciano ricorso presso il Tribunale del riesame per chiedere il dissequestro dello yacht. E lo stesso Briatore ha affermato che il provvedimento poteva essere evitato «senza forzare una madre e un bambino di due mesi a lasciare bruscamente il Force Blu». «L'imbarcazione - ha detto - è stata regolarmente presa in affitto da me, come d'altra parte in passato hanno fatto tante altre persone. Si tratta di una vicenda paradossale che, sono convinto, si risolverà molto presto, ma mi rammarico molto del fatto che la questione si sarebbe potuta chiarire senza tanta pubblicità e con un tale spiegamento di forze». Insomma, con la paternità, arrivata a 60 anni suonati, sembrava avere messo finalmente la testa a posto. E dalle dichiarazioni traspare anche una certa matura serenità.

Ma evidentemente per Flavio Briatore, l'ex manager di Formula 1 tutto lusso, top model e Billionaire, i guai non finiscono mai. Altro che «Crashgate», la querelle per la quale è stato radiato dalle corse e poi assolto. Tutta colpa del «Force Blu», il vecchio rompighiaccio trasformato in megayacht per trascorre l'estate con la bella moglie e il loro bebè di due mesi. Doveva essere il loro nido d'amore galleggiante, oltre 60 metri di lunghezza e tre ponti extralusso con palestra e centro fitness per navigare tra la Costa Azzurra, la Sardegna e l'amata Tropea. E invece è diventato l'ultimo scandalo targato Briatore. Scopritore di piloti come Michael Schumacher e Fernando Alonso, tanto per citarne un paio, viveur dal pareo facile e amante di sirene mozzafiato come Naomi Campbell o Heidi Klum, Briatore non è nuovo a qualche uscita di pista. Tra un Gran Premio e una coppa di champagne, nell'altalena della sua vita c'è posto anche per il giallo dell'omicidio del suo primo socio, Attilio Dutto, fatto saltare in aria da una bomba piazzata sulla sua auto nella natia Cuneo.

E poi crac finanziari, quello della Paramatti Vernici, e una condanna per un giro di bische clandestine che trascorse in esilio alle Isole Vergini, in attesa dell'amnistia che gli permise di tornare nel nostro Paese. Ma in mezzo ci sono anche tanti successi. Insomma, genio e sregolatezza di un uomo con le babbucce ricamate d'oro che è riuscito dietro il muretto delle corse a costruire un'autentica fortuna.

Marino Collacciani






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