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29/07/2005 24:00

Roma. L'omicida, vicina di casa, non aveva più denaro per vivere: voleva i preziosi nascosti nell'armadio

Assassinata per un pugno di gioielli

Con la scusa di chiedere un limone è entrata nell'abitazione della vittima

Un caso risolto a tempo di record dalla Squadra Mobile di Roma, coordinata da Alberto Intini. L'anziana, 74 anni, è stata accoltellata da Lori Abodi, la donna di 33 anni che abita nell'appartamento di fronte. La vittima, uccisa nella propria abitazione a Tor Bella Monaca, in via Giacinto Camassei, non ha sospettato nulla quando l'assassina, mercoledì nel primo pomeriggio, ha bussato per chiederle un limone. Una scusa banale per intrufolarsi nell'appartamento. Lori, madre di due bambine di 3 e 5 anni, sapeva dove andare a cercare le «ricchezze» della signora Leonilda, pochi gioielli custoditi in camera da letto. Ha approfittato di un momento di distrazione della padrona di casa, ma è stata sorpresa proprio mentre rovistava in un armadio. L'anziana ha urlato, grida soffocate dalla donna che da ladra improvvisata si è trasformata in carnefice. La vicina ha aperto un cassetto in cucina, ha afferrato un coltellaccio lungo 26 centimetri e ha raggiunto la signora Leonilda in bagno. Ha sferrato colpi ai fianchi e al torace, almeno tre i fendenti mortali, prima di uscire e chiudere dietro di sé la porta d'ingresso. Un delitto «sporco», d'impeto, commesso forse sotto l'effetto dell'alcool. È questa la verità grazie al lavoro della sezione omicidi diretta da Eugenio Ferraro. L'assassina ha cercato di coprire il suo gesto approntando un alibi demolito pezzo per pezzo dagli investigatori. Lori Abodi è tornata a casa sua, dove riposavano le due figlie piccole, per fare una doccia e infilare in lavatrice biancheria e accappatoio. Ha atteso il ritorno di suo marito intorno alle cinque del pomeriggio per raccontargli tutto e chiedergli aiuto. L'uomo, C.R. di 35 anni, gestore di un chiosco ambulante, ha aperto la porta della vittima grazie a una lastra di plastica. La coppia ha tentato il tutto per tutto. Marito e moglie hanno ripulito l'appartamento con della varechina. Hanno raccolto un cuscino intriso di sangue, il portagioie ancora pieno, e il coltello utilizzato per uccidere l'anziana, infilandoli in due sacchetti di plastica. Mentre erano intenti a cancellare le prove sono trasaliti nel vedere la loro figlia di cinque anni ferma sull'uscio della signora Leonilda. La mamma l'ha subito riaccompagnata a casa evitandole lo spettacolo dell'anziana trucidata. Dopo aver gettato in un cassonetto le prove, l'assassina ha improvvisato la parte della vicina premurosa. Alle sei e mezza ha chiamato i vigili del fuoco raccontando di essere preoccupata perché la dirimpettaia non apriva la porta, anche se poche ore prima aveva sentito del trambusto provenire dalla sua abitazione. Alla polizia Lori ha spiegato di essere entrata nell'appartamento verso le cinque per uscirne terrorizzata dopo aver visto l'anziana morta in bagno. Gli investigatori le hanno chiesto perché avesse aspettato tanto a chiamare i soccorsi, una domanda che ha fatto incappare Lori Abodi in una contraddizione dietro l'altra. Alla fine la donna e il suo uomo - che rischia una denuncia per favoreggiamento - hanno ammesso tutto, aiutando gli agenti a ritrovare l'arma e i gioielli. Prima di essere accompagnata in carcere Lori Abodi ha commentato: «Ho perso la testa, ora chissà quando rivedrò le mie bambine».

Redazione online






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