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03/02/2009
Per salvare la frusinate dal degrado c'è bisogno di uno sforzo corale, remare tutti nella medesima direzione, in una dimensione costruttiva e propositiva, senza campanilismi.
«Un quadro desolante: perciò è necessario uno sforzo comune del management, dei professionisti, degli operatori, delle istituzioni e degli enti locali per cercare di invertire una china che appare inarrestabile. Sarebbe necessario incominciare a considerare la sanità una "risorsa" e non solo un costo, evitare gli sprechi e concentrarsi sulla salute e sui bisogni dei cittadini». Il presidente dell'Ordine dei medici-chirurghi ed odontoiatri, Fabrizio Cristofari, non ha dubbi: per salvare la sanità frusinate dal definitivo degrado c'è bisogno di uno sforzo corale che finora purtroppo non s'è visto.
E chissà se si vedrà mai considerata l'ampia convergenza d'impegni che dovrebbe verificarsi. Cioé remare tutti nella medesima direzione, in una dimensione costruttiva e propositiva, senza campanilismi e cercando di conciliare interessi comunitari e di categorie. Insomma, quasi la cosiddetta quadratura del cerchio. Il dott. Cristofari si dimostra abbastanza preoccupato perlo stato di... salute della sanità provinciale. Diamogli la parola. «L'analisi della situazione sanitaria nella nostra provincia riteniamo debba iniziare dal basso gradimento espresso dai citttadini per il servizio sanitario pubblico erogato.
L'insoddisfazione degli utenti è di livello elevato e coinvolge sia la struttura ospedaliera sia i servizi territoriali. Le cause del disservizio sono molteplici; perciò cerchiamo di definirle. Innanzitutto bisogna considerare le enormi difficoltà finanziarie in cui versa il servizio sanitario regionale che comporta gravi carenze strutturali, tecnologiche e di risorse umane. Peraltro si deve rilevare come la nostra Asl soffra, come le altre province, una grave carenza di posti-letto, con indice che oscilla tra il 2,2% e il 2,7 a seconda della stima, assolutamente penalizzante se solo si considera che Roma e provincia viaggiano su indici compresi tra il 4,5 ed il 7%».
Quali sono le difficoltà da superare?«L'Asl sconta la mancata riorganizzazione della rete ospedaliera, principalmente causata da "particolarismi" politico-elettorali che non ha consentito una normalizzazione dei servizi erogati, a scapito dell'efficienza e della qualità dei medesimi». Come spiega la cosiddetta «mobilità passiva»? «» u naltro fenomeno negativo dell'Asl. Il livello migratorio verso altre Asl raggiunge livelli enormi riguardando circa il 30% dei pazienti, quasi uno su tre che non si rivolge a strutture della nostra provincia, spesso anche per patologie comuni. Questo aspetto caratterizza la scarsa fiducia degli utenti per le nostre strutture, spesso motivata da carenze strutturali ed organizzative, quasi mai da sfiducia verso gli operatori». E le liste d'attesa? «» un altro aspetto rilevante, causato dalla scarsa disponibilità tecnologica e dalla bassa appropriatezza delle richieste».
Quindi il presidente focalizza importanti questioni: «La maggiore preoccupazione scaturisce dalla situazione in cui versa il sistema dell'emergenza-urgenza: si rileva un gravissimo deficit di posti-letto di terapia intensiva, non esiste neuro-traumatologia, Dea di II livello, i Dea di I sono tali solo grazie all'abnegazione e al lavoro straordinario degli operatori, i Pronto soccorso presentano gravissime carenze di organico e sopravvivono solo grazie alle prestazioni in pronta disponibilità, i primi soccorsi, nonostante l'impegno profuso dagli operatori comportano molteplici difficoltà gestionali. Il grado di integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali è a livelli estremamente bassi, la post-acuzie sconta la scarsa disponibilità strutturale, l'assistenza domiciliare viene erogata a "macchia di leopardo", l'hospice è in fase pre-operativa e l'integrazione socio-sanitaria in fase progettuale».
Uno scenario «desolante», appunto, come lo definisce il presidente dell'Ordine dei medici. Il quale avrebbe bisogno di uno sforzo collettivo, a cominciare dalle istituzioni, ma che finora è stato vano mettere in campo. Principalmente per questo motivo il sistema sanitario locale perde «clienti» a favore soprattutto delle strutture romane.
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03/02/2009