Lo si capisce dall'atmosfera che si
respira già dall'atrio del palazzo più importante della
Capitale, dai sorrisi e dagli sguardi dei dipendenti
capitolini. Una novità così grande se l'aspettavano in
pochi, e incuriosisce tutti. Così, dalla fila sulle scale e
da una protomoteca stracolma non solo di consiglieri
eletti, di ex consiglieri e degli esponenti locali del
neonato Pdl ma anche, o soprattutto, di quei dipendenti
capitolini, vigili, tecnici, tutti vogliono «vedere» il
nuovo sindaco. E il primo intervento di Alemanno è un
intervento da sindaco. Deciso sulle priorità dettate già
nel prgoramma elettorale, rassicurante sulle paure di chi
le novità stenta a comprenderle e pensa che il cambio della
guida significa azzerare tutto e tutti. Chiaro e diretto,
Alemanno va subito al punto. «Uno dei primi atti di oggi è
stato quello di confermare tutti i dirigenti interni di
ruolo e comandati, 280 in tutto, e congedato gli esterni,
in tutto 31. Vogliamo ripartire dalle risorse interne del
Comune». Un messagggio chiaro anche per la sicurezza
«mercoledì prossimo abbiamo convocato con il prefetto il
Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza - annuncia
- avrei voluto farlo prima ma per motivi tecnici non era
possibile. Il nostro sarà un lavoro «paziente e difficile
perché la situazione di degrado in alcune aree è grave.
Allontaneremo da Roma tutti gli stranieri che hanno violato
la legge». In serata poi il neo sindaco ha precisato che lo
sgombero dei campi nomadi inizierà con i 25 insediamenti
abusivi già censiti. «Lavoreremo subito poi - ha proseguito
- per costituire una commissione «Attali» per lo sviluppo
di Roma. Ci saranno personalità di alto profilo sia
nazionale che internazionale e ho pensato a uno slogan:
"Liberiamoci dell'insicurezza. Occupiamo con la
solidarietà". Questo sarà il nostro grande lavoro di
concerto con le associazioni, il volontariato, nel rispetto
dei diritti di tutti». Una sengale lapidario, poi, arriva
per le aziende municipalizzate: «Tutti coloro che hanno una
nomina derivante dal sindaco e dal Consiglio comunale
precedente dovrebbero, per correttezza istituzionale,
presentare le loro dimissioni. Questo non vuol dire
azzerare tutto - ha precisato Alemanno - ma vedremo quali
competenze attribuire all'apparato holding di Roma che
comunque sarà semplificato». Dicontinuità, dunque, anche
sule opere architettoniche. Sulla contestatissima teca di
Meier all'Ara Pacis, Alemanno conferma: «La Teca di Meier è
un intervento invasivo da rimuovere, anche se non è
ovviamente la prima priorità. Ci impegniamo a rivedere
tutti gli interventi negativi nel centro storico - ha
promesso Alemanno - così come terremo conto delle
osservazioni di Italia Nostra sul parcheggio del Pincio. Ma
al momento la priorità sono le aree abbandonate».
La
prima nuova pagina di Roma è stata già scritta, certamente
all'insegna della coerenza e della chiarezza.
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01/05/2008