L'allarme è del presidente della Corte d'Appello dell'Aquila, Giovanni Canzio. Il magistrato, in particolare, ha messo in guardia dalla "nuova" mafia, quella dei colletti bianchi. «Le informazioni atipiche, i certificati con informazioni aggiuntive e il diniego di rilascio della certificazione antimafia - ha detto - emessi finora nei confronti di un numero limitatissimo di imprese, sono giustificati dall'avvenuto accertamento di forme di ingerenza del tipo più tradizionale, che però non sembrano escludere la possibilità di tentativi di infiltrazione effettuati attraverso meccanismi più raffinati, venendo alla luce anche situazioni più complesse, tuttora in corso di approfondimento, nelle quali il condizionamento mafioso potrebbe avvenire anche attraverso il ricorso a complesse operazioni finanziarie». Il livello di guardia, dunque, deve essere molto alto soprattutto per le possibili evoluzioni del fenomeno mafioso. Analizzando complessivamente i dati il presidente ha rilevato che è rimasto sostanzialmente invariato il numero degli omicidi volontari pervenuti a giudizio «compresi quelli nella forma tentata, e degli omicidi colposi, con una sensibile riduzione solo per quelli in violazione di norme antinfortunistiche». In riferimento agli «altri reati di elevato allarme sociale - ha continuato Canzio - non si assiste ad un preoccupante aumento dei procedimenti per spaccio e di associazione per delinquere finalizzata alla cessione di stupefacenti». Rimane sempre alto il numero dei furti in appartamento segnalato però dagli organi investigativi di polizia giudiziaria prevalentemente a carico di ignoti, in particolare alle procure e ai tribunale di Teramo e Pescara. Frequenti restano «i processi a carico di imputati stranieri, per lo più nel campo dello spaccio di sostanze stupefacenti e della vendita di prodotti contraffatti, sebbene la tendenza sia verso una progressiva diminuzione, specie di quelli per violazione sulla disciplina sull'immigrazione, fatta presente dalla gran parte dei tribunali». A.Bag.
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31/01/2010