Non so da dove cominciare. Mi chiamo Sara e sono una ragazza di 14 anni e sono iscritta alla prima A di Scienze sociali dell'istituto "Cesare De Titta" di Lanciano. Sì, frequento questa scuola ma non ho l'opportunità, per problemi di salute, di essere fisicamente lì ogni giorno. Perciò usufruisco del progetto di istruzione domiciliare, ossia "scuola a casa". Questo progetto, oltre a far venire i professori da me ad insegnare, comprende anche la videoconferenza con la webcam, che per me è stata una novità, ma che si è rivelata utile per quanto riguarda le materie scolastiche ed è stata fantastica per il rapporto che ho instaurato con i miei compagni. Sono felice di poter parlare ogni giorno con loro. E per loro è lo stesso». Poi quella telefonata inaspettata, improvvisa. «Mi ha informato del fatto che la Regione non ha finanziato il mio progetto. L'istruzione domiciliare e la videoconferenza potranno ora essere interrotti da un momento all'altro». Così scrive Sara. Sara Di Toro vive a Villa Santa Maria, è disabile e la Regione, adesso, le nega il diritto allo studio: «Non ci sono soldi». Sara è affetta da una grave patologia, che la tiene bloccata su una carrozzella. Non si può muovere. Riesce a fatica a scandire le parole. Ma è decisa, più che mai: non intende rinunciare all'istruzione, perché non vuole rinunciare al suo sogno, quello di diventare una ginecologa. «Perché - sostiene - i bambini sono il dono più bello della vita». Per lei è impossibile stare in classe insieme ai suoi coetanei. «Rimane confinata per giorni e giorni e mesi entro le pareti domestiche alternnandole con quelle dell'ospedale dove si reca per controlli e cure - afferma Maria Saveria Borrelli, direttrice amministrativa del "De Titta" -. Sara ha voglia di conoscere, è curiosa di tutto. Un manipolo di docenti, disponibili a spostarsi, ha accettato di raggiungerla nella sua abitazione. E il consiglio di classe effettua lezioni in videoconferenza e telepresenza. Sara vede e sente ciò che avviene in aula e a sua volta viene vista dai suoi compagni e insieme possono interagire. Così quel banco creato per lei non è più virtuale». Tutto questo naturalmente costa. «E ogni Regione - evidenzia il preside Nicola Di Tullio - dispone di una legge che permette l'attivazione e il finanziamento dell'istruzione domiciliare. L'Abruzzo vi ha provveduto con legge 70 del '99 in ottemperanza ai principi della Costituzione e in considerazione che il diritto all'istruzione e all'educazione non può venir mai meno». Eppure la dirigente dell'Ufficio regionale dell'assessorato all'Istruzione, Ombretta Santoponte, ha risposto che non ci sono fondi. «Che in bilancio non ci sono somme per l'istruzione domiciliare - riprende Borrelli -. Non una somma insufficiente, ma nessuna. Non era mai successo». «Tutto ciò - riprende Sara - non deve e non può accadere. Sono sicura che con il vostro aiuto, la vostra solidarietà e la vostra forza ce la potrò fare e potrò ancora per 5 anni entrare in classe virtualmente. Vi invito a darmi una mano». E legge una poesia di Ghandi sull'amore. Il "De Titta" è già mobilitato e il Comitato studentesco ha deciso di scendere in piazza nei prossimi giorni per protestare. «Non ci abbandonate - supplica la mamma Antonella -. Non ci abbandonate».
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08/11/2009