L'AQUILA È la cronaca di una strage evitata solo grazie al caso, quella ipotizzata nel teorema della Procura della Repubblica nell'inchiesta sul crollo dell'ingresso nella facoltà aquilana di ingegneria, a Roio. «Se a quell'ora fossero stati presenti studenti - ha detto ieri il Procuratore capo, Alfredo Rossini, titolare dell'inchiesta sui crolli del terremoto con il sostituto Fabio Picuti - duemila persone avrebbero rischiato di morire». Questa è delle ragioni principali per cui sono stati emessi nove avvisi di garanzia a carico di progettisti e costruttori che parteciparono, tra il 1988 e il 1994, alla realizzazione dell'area di ingresso principale della facoltà, situata nel cosiddetto "Corpo A" dell'edificio. Per i nove indagati, che saranno interrogati il 6 e 7 novembre prossimi, la Procura ipotizza il reato di disastro colposo. Agli avvisi di garanzia recapitati per l'Università si aggiungono i 15 relativi della Casa della Studente (di cui 4 a persone decedute) e ai due del Convitto nazionale. In questo caso i reati per i quali procede l'autorità giudiziaria sono quelli di omicidio e disastro colposo e lesioni. La struttura universitaria dove si verificò il crollo del sei aprile, «di rilevanti dimensioni - ha ricordato Rossini - affacciava su una sala dove gli studenti si riunivano prima di entrare in facoltà. La caduta avrebbe costituito un serio pericolo. Le ipotesi di reato si basano su questo particolare e sul fatto che attraverso le perizie è emerso che i lavori non erano stati fatti a norma, tant'è vero che la parete è crollata». Ma l'inchiesta non si limita alla Casa dello Studente, al Convitto e all'Università. «Stiamo per inviare gli avvisi di garanzia - ha aggiunto Rossini - anche per quanto riguarda il crollo dell'ospedale San Salvatore. Gli altri avvisi, nell'ordine, riguarderanno i siti dove ci sono state vittime». Secondo il Procuratore sarà possibile chiudere la prima fase dei processi in tempi ragionevoli. «Se uno va a vedere i casi di terremoto in Italia e all'estero - ha osservato - si rende conto che i processi sono tutti morti di estinzione senza arrivare a nulla. Noi arriveremo alla fine: noi quasi abruzzesi siamo tenaci. Se qualcuno spera che questo ufficio non vada fino in fondo in questa inchiesta, debbo disilluderlo. Andremo fino in fondo. Alcuni - ha continuato il Procuratore - avevano dubitato che saremmo arrivati ai processi, anche se hanno visto che abbiamo lavorato duramente, io non ho neppure fatto le ferie in estate. Invece siamo riusciti ad arrivare a questa fase molto complessa addirittura notificando a delle persone capi di imputazione analitici, molto ben fatti, che faranno indubbiamente parte della storia di questi processi». Secondo Rossini per i nuovi provvedimenti bisognerà attendere la prossima settimana. «Stiamo lavorando e siamo vicini ad altre comunicazioni giudiziarie - ha spiegato Rossini -. Sull'ospedale siamo abbastanza avanti. Le decisioni sugli altri crolli arriveranno nell'ordine e, in tal senso, purtroppo daremo la priorità agli edifici dove ci sono stati morti».
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24/10/2009