Il provvedimento è stato illustrato ieri, a Pescara, dai presidenti delle Province di Pescara e Chieti, Guerino Testa ed Enrico Di Giuseppantonio, e dai presidenti dei Consigli provinciali di Teramo e L'Aquila, Mauro Martino e Filippo Santilli. «La prima parte della proposta di legge - spiega Di Giuseppantonio - mira a dare attuazione all'istituzione delle città metropolitane, previste dal testo unico sull'ordinamento degli enti locali, ma mai decollate». La conferenza unificata, in seguito all'approvazione del testo, fisserebbe gli indici demografici, geografici ed economici per la delimitazione delle aree metropolitane e provinciali in ogni regione, inducendo i Comuni ad aggregarsi nelle nuove circoscrizioni. Una prospettiva che in Abruzzo riguarda da vicino l'area Pescara-Chieti, sulla quale da diversi anni si concentra un dibattito che contempla svariate ipotesi di fusione. Qualora sulla superficie del comprensorio venisse istituita un'area metropolitana, il nuovo ente prenderebbe il posto delle Province e dei Comuni capoluogo, articolandosi al suo interno in Comuni metropolitani. Il provvedimento imprimerebbe un forte impulso all'accorpamento anche lungo l'asse L'Aquila-Teramo. «Ogni Provincia - rimarca Testa - per esercitare le funzioni fondamentali, avrebbe l'obbligo di rispondere a precisi parametri di tipo demografico, territoriale ed economico». La nuova legge innescherebbe un processo di razionalizzazione che prevede la drastica riduzione del numero delle Province e la ridefinizione delle relative circoscrizioni, anche alla luce dell'istituzione delle città metropolitane. «Si stima che verrebbero conservate circa 60 Province - osserva Martino - con un taglio degli enti che si aggira intorno al 50%». L'effetto più immediato sarebbe l'accorpamento di tutti gli uffici territoriali che ruotano attorno alle Province, come ad esempio le Prefetture. Non solo: la proposta prevede che le funzioni amministrative siano esercitare dai Comuni, dalle Province e dalle città metropolitane, con la conseguente soppressione di tutti gli enti strumentali e di tutte le agenzie statali, regionali e locali. «L'iniziativa dell'Upi mira a superare il riordino della materia predisposto dal Governo con il decreto Salva-Italia - nota Santilli - che lascia intatte le Province, producendo risparmi per appena 65 milioni di euro». Le Province che chiedono di abolire le Province, finalmente consapevoli che in tempi di crisi occorre ridurre gli sprechi. Qualcosa non torna, soprattutto alla luce delle dure battaglie condotte dall'Upi contro qualsiasi ipotesi di soppressione degli enti formulata nel recente passato. Le risposte, molto probabilmente, sono da ricercare tra le righe di un provvedimento che manterrebbe intatta l'elettività dei Consigli provinciali, disinnescando gli effetti del decreto Salva-Italia, che li riduce a organi di secondo livello, composti dai rappresentanti eletti nei Comuni.
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23/02/2012