AdnKronos

 scorri notizie più vecchie
 scorri notizie più recenti

Ultime notizie Abruzzo

Tempo.it nel Web con Google

HOME POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA
  • stampa
  • dizionario

    Trova significati nei dizionari Zanichelli

    In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:

    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

22/02/2012, 05:30

Notizie - Abruzzo

Stefano Buda
PESCARA Stop alle delocalizzazioni.

Dall'Abruzzo parte un'iniziativa che ha nel Governo nazionale il destinatario finale: l'obiettivo è quello di porre un freno all'abbandono del territorio da parte delle aziende.

Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti e dirigente nazionale dell'Unione delle Province italiane, ha inviato uno specifico ordine del giorno a tutti i Consigli provinciali, chiedendo di approvarlo e inoltrarlo al Governo. Il testo sancisce che le imprese e le multinazionali intenzionate a delocalizzare all'estero le proprie attività produttive non debbano più ricevere incentivi e contributi pubblici da Stato, Regioni ed Enti Locali. Inoltre, «se per insediarsi hanno ottenuto il terreno dal Consorzio Industriale o da un Ente pubblico, devono restituirlo al concedente, previa apertura di un procedimento di retrocessione, o indennizzarlo con una somma pari al valore di mercato del terreno stesso». Un provvedimento che appare più una provocazione politica che un concreto intervento sulla materia, in larga parte regolamentata a livello europeo. «Il problema c'è e andava sollevato - ribatte Di Giuseppantonio - ognuno può andarsene quando vuole, ma senza contare sugli aiuti pubblici, che andrebbero utilizzati per premiare chi resta». Perplesso il segretario regionale della Cgil, Gianni Di Cesare: «Il principio è condivisibile, ma è l'Europa a stabilire regole, tempi e modalità di accesso a sgravi, incentivi e altre tipologie di aiuti; piuttosto bisognerebbe far funzionare meglio gli strumenti di controllo già esistenti, ma solo i sindacati denunciano le violazioni». Contestualmente al testo sottoposto alle Province, Di Giuseppantonio ha inviato un documento al presidente della Regione, Gianni Chiodi, chiedendo «sanzioni per le aziende che non rispettano i patti». Un'iniziativa analoga a quella intrapresa nel Veneto dal parlamentare dell'Udc, Antonio De Poli. Le delocalizzazioni sono il frutto avvelenato del processo di globalizzazione, un fenomeno in forte crescita in tutto l'Occidente, soprattutto dopo lo scoppio della crisi economica internazionale. In Abruzzo molte aziende storiche, dopo aver goduto di sgravi e incentivi, stanno abbandonando in parte o del tutto la regione, per stabilirsi in nuove aree caratterizzate da manodopera a basso costo, energia a prezzi contenuti e regimi fiscali vantaggiosi. Una tendenza particolarmente evidente nel settore tessile: la Golden Lady, intenzionata a spostare la produzione in Serbia, ha chiuso lo stabilimento di Gissi lasciando senza lavoro 380 persone, e ha messo in cassa integrazione 40 operai della fabbrica di Basciano. Non va meglio alla Brioni di Penne, acquistata da una holding francese, che appare più interessata a sfruttare la forza del marchio che a investire sullo storico insediamento vestino. Il problema riguarda anche altri settori, a partire dall'automotive: la Honda di Atessa a fine anno sposterà parte della produzione in Thailandia e Vietnam. La Pilkington di San Salvo sembra invece orientata a trasferire i forni di tempera in Polonia. «Molte imprese attive nella nostra regione hanno aperto anche all'estero - osserva Italo Lupo, presidente regionale di Cna - e temo che i loro stabilimenti abruzzesi non siano destinati a fare una bella fine». Lupo invita a compiere un passo avanti sul piano della coscienza collettiva: «Nel centro di Pescara ho visto i negozi di due aziende che hanno appena lasciato l'Abruzzo e un bel segnale potrebbe essere quello di non acquistare i loro prodotti».

Vai alla homepage

22/02/2012










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro