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22/02/2012, 05:30

Notizie - Abruzzo

Allarme Per l'ingegnere del suolo Pietromartire esistono tutte le condizioni per un'esondazione del Pescara

L'esperto: «Il fiume può uscire dagli argini»
La costruzione della diga foranea e il mancato dragaggio i primi responsabili della situazione

Antonio Fragassi «Il rischio esondazione è più alto oggi rispetto a vent'anni fa quando ancora non c'era la diga foranea e l'insabbiamento del porto era meno grave».

Dopo gli allarmi dei politici, ecco quello di un tecnico, Eustachio Pietromartire, che conosce nel dettaglio la situazione del fiume e del porto canale. Ingegnere del suolo, come si dice negli Usa, dove si è laureato alla Boston University, Pietromartire è titolare della Technosoil ed è stato incaricato da Guerino Testa, su input dell'Ispra, per la caratterizzazione dei materiali nella dàrsena, campioni prelevati in 49 diversi punti che sono stati poi analizzati dall'Arta. Con i suoi collaboratori, il geologo ha fornito al commissario anche una relazione sul pericolo di esondazione: «Metà del bacino è impraticabile, - spiega - la profondità dei fondali in alcuni punti è inferiore a un metro e al massimo arriva a due metri e mezzo, mentre dovrebbe essere di almeno cinque metri». L'aumento della temperatura peggiora la situazione perché fa ingrossare la massa d'acqua che giunge alla foce del fiume: «Se a questo uniamo l'insabbiamento che cresce di giorno in giorno e l'arrivo delle piogge, il rischio di un'alluvione diventa molto alto», sottolinea lo studio secondo il quale tutto nasce dalla costruzione della diga foranea e dal mancato dragaggio: «Con la realizzazione della diga, - sostiene infatti - il canale non ha più il tiraggio esterno necessario per far confluire le acque in mare aperto. L'errore fu concepire l'opera senza pensare alle conseguenze: se si voleva dare un impulso allo sviluppo economico e turistico bisognava prendere le contromisure e cioè programmare un dragaggio annuale, invece l'ultimo vero intervento è vecchio di oltre dieci anni, per cui ora bisogna correre ai ripari». Ed è una corsa contro il tempo che richiede due azioni parallele: «Per tamponare l'emergenza - conclude Pietromatire - serve dare spazio al corso d'acqua con le vasche di espansione, 50 ettari ciascuna, individuate nel territorio di Rosciano, nel contempo bisogna pensare al futuro, rinforzando gli argini del fiume». Altrimenti ci ritroveremo l'acqua alta sotto casa. E in passato si è visto cosa possa combinare il fiume quando cerca e trova ovviamente da sé la via di fuga.

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22/02/2012










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