La nave "Gino Cucco" è tornata alla base, a Chioggia, dai legittimi proprietari, rispedita da Francesco Gregolin, titolare dell'omonima ditta veneziana che aveva vinto l'appalto per il dragaggio del porto di Pescara. I lavori dovevano durare 50 giorni lavorativi a partire dal 12 dicembre, il tempo è scaduto senza che la draga abbia potuto fare nulla, sequestrata dopo poche ore di attività e dissequestrata a gennaio. Ora l'impresa può finalmente tornare in possesso del mezzo, fra l'altro il ritorno a casa è obbligato perché la "Gino Cucco" è stata danneggiata dalle mareggiate e ha bisogno di ripazioni sollecite in quanto Gregolin ne ha bisogno per rispondere alle altre commesse ricevute. Di certo, la "Gino Cucco" non tornerà più a Pescara, nel nuovo appalto la Gregolin Lavori Marittimi avrà un diritto di prelazione, ma se tornerà utilizzerà un altro mezzo. Resta ferma la richiesta economica (560mila euro) presentata da Gregolin per il periodo nel quale ha dovuto tenere fermi a Pescara la nave e i tecnici, senza escludere azioni risarcitorie per i danni subìti dalla draga. Per mettere sale sulla ferita, l'altra notte due pescherecci non sono potuti rientrare: una volta all'imbocco del porto commerciale, a causa dei fondali insabbiati, sono stati costretti dopo alcuni tentativi a tornare indietro e ad andare a scaricare il pesce a Ortona. Gli armatori delle due imbarcazioni hanno raccontato che non c'è stata la possibilità neanche di avvicinarsi alla banchina, con l'imboccatura della dà rsena commerciale di fatto inaccessibile, a maggior ragione in seguito alle mareggiate dei giorni scorsi che hanno provocato un ulteriore accumulo di detriti nei bassi fondali. Tutti gli altri pescherecci sono ancora fermi, torneranno in mare domenica, tempo permettendo. Tregua armata fra la marineria e l'Ispra: i pescatori hanno scelto di aspettare l'ultimo responso sulle analisi prima di decidere il tipo di mobilitazione da attuare.
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10/02/2012