Calderoni, che fu votato all'unanimità proprio dall'attuale Consiglio comunale nel 2007 dopo aver partecipato alle ultime amministrative in quota Ds, ha senza mezzi termini parlato di «decisione politica: un colpo di mano di stampo sovietico. Le primarie sono falsate e invito gli aquilani a non recarsi a votare». Esclusa l'ipotesi di un ricorso nei confronti dello stesso organo che lo ha già estromesso dalle consultazioni popolari del 4 marzo. «Dovrei presentarmi con il cappello in mano e con le mie dimissioni da difensore civico così mi fanno tornare in gioco? Non lo farò, un minimo di rigore è necessario» ha detto il legale. Calderoni ha spiegato il suo punto di vista: la norma del Testo unico degli enti locali che sancisce le cause incandidabilità è riferita solo alle elezioni vere e proprie, e non alle primarie che, seppur connotate dai caratteri della competizione elettorale, non decretano l'elezione di alcuno in Consiglio comunale. «Nei verbali - sottolinea - non compare in alcuna parte l'espressione "difensore civico", mentre il Tuel stabilisce che le cause di ineleggibilità sono rimosse se si pone rimedio prima delle candidature, e non si riferisce alle primarie. Inoltre la riunione del comitato avrebbe dovuto vedere la partecipazione di una mia rappresentante che, invece, non è stata nemmeno convocata». Insomma dal verbale «non è scritto da nessuna parte che non sono candidabile in quanto difensore civico, ma nessuno mi ha detto che esiste una documentazione integrativa che non mi è stata notificata». Non vuole deludere le 276 persone che hanno sottoscritto la sua candidatura: «Vedremo cosa succede - ha chiosato Calderoni - Cercheremo di far sentire la nostra voce ma non con questa coalizione che con questo provvedimento ha dimostrato di non meritare la nostra fiducia. Appoggeremo delle persone valide ma non mi candiderò io. Non era negli accordi. Sicuramente la decisione sarà presa di comune accordo a chi mi ha sostenuto».
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10/02/2012