La vicenda ha origine nel 2006, quando al comando della polizia municipale di Pescara arrivò Grippo. Giuseppe Chincoli, vice comandante ai tempi del predecessore di Grippo, lamentò un demansionamento, affermando di essere stato assegnato a un generico ruolo di vicario e di essere stato adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle proprie della sua qualifica. Inoltre, Chincoli riferì di essere stato relegato in una stanzetta senza rivolgergli mai la parola. Grippo finì sotto accusa per maltrattamenti e abuso di ufficio. Tutte accuse cadute ieri davanti al gup Maria Michela Di Fine che lo ha prosciolto nel corso di un rito abbreviato «perché il fatto non sussiste» dall'accusa di maltrattamenti, e «perché non costituisce reato» da quella di abuso. La vicenda definita ieri sotto l'aspetto penale rappresenta solo l'ultima tranche di una serie ricorsi avviati nelle più svariate sedi. In sede civile, infatti, a giugno del 2010 il giudice aveva condannato il Comune a risarcire Chincoli per una somma di 87mila euro. Il Tar, invece, aveva respinto il ricorso presentato da Chincoli contro l'atto di riorganizzazione adottato dal nuovo comandante dei vigili al suo insediamento. In particolare, il giudice civile aveva condannato il Comune a un risarcimento di 80mila per il mobbing, e ad altri settemila per la perdita di chance di avanzamento nel ruolo. Chincoli era poi tornato a mansioni ritenute adeguate al suo grado con l'insediamento della Giunta di Luigi Albore Mascia, arrivando a ricoprire il ruolo di comandante facente funzione, in attesa della nomina del capo effettivo della Polizia municipale. Chincoli è andato in pensione circa un anno fa dopo aver vinto il contenzioso in sede civile con l'amministrazione comunale. Grippo, invece, dopo aver lasciato Pescara è diventato capo della municipale prima a Vasto, poi a Cesena. Il pm aveva chiesto 8 mesi.
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03/02/2012