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03/02/2012, 05:30

Notizie - Abruzzo

Dragaggio La «Gino Cucco» rompe gli ormeggi e scarica i fanghi della discordia in mare

La maledizione del porto che muore
Intervento della Capitaneria per recuperare la nave sotto sequestro

Antonio Fragassi Più che la draga potè il maltempo e così i fanghi che giacciono da quasi due mesi sulla "Gino Cucco" sono finiti in mare nel cuore della notte.

Gli ormeggi del bastimento si sono rotti a causa della burrasca liberando una parte consistente dei materiali prelevati il 12 dicembre dalla draga, prima che intervenissero i carabinieri del Noe, per conto della Procura dell'Aquila, a sequestrare il mezzo e a bloccare i lavori, tuttora fermi. Dove non è arrivato l'uomo a inquinare e, secondo la Magistratura, a commettere il reato di "traffico illecito di rifiuti" (questa è la formula usata per configurare il reato), ci ha pensato un pool di personaggi formato da Giove Pluvio, Eolo e Nettuno. I fanghi sono finiti in acqua e la draga è stata pesantemente danneggiata, tanto che alle due di notte sono dovuti intervenire gli uomini della Capitaneria di porto a prestare assistenza a tecnici e operai della "Gino Cucco", che ha rotto gli ormeggi urtando più volte la banchina del molo sud. Il comandante della draga è stato costretto per motivi di sicurezza dell'equipaggio a gettare in mare i fanghi depositati a bordo, quegli stessi fanghi che, ironia della sorte, dovevano essere smaltiti a terra in un sito da individuare dopo il dissequestro disposto dal tribunale del Riesame. Allertata la sala operativa della Capitaneria, l'intervento dei gurdia coste è stato immediato e con l'arrivo della motovedetta CP828 hanno evitato il peggio. La draga è stata fatta attraccare all'interno del porto canale. La Direzione marittima sta ora portando a termine gli accertamenti per verificare la correttezza delle procedure seguite. Quanto è accaduto ieri è grave, ma non sorprendente perché poteva succedere molto prima: nella notte fra il 24 e il 25 dicembre si verificò una prima mareggiata e la draga fu sballottata sulla banchina riportando qualche danno, poi il tempo è stato spesso clemente, ma la bonaccia non poteva durare a lungo in pieno inverno. Il titolare dell'imbarcazione, Francesco Gregolini, ha già inviato una prima nota-spese al commissario Testa per il fermo lavori (560mila euro), ora c'è da aspettarsi che chieda altri danni per le avarie e i colpi subìiti dalla "Gino Cucco". Intanto, il comandante Luciano Pozzolano sta valutando tempi e modi per la chiusura totale dello scalo con l'ordinanza che sancisce la "morte" ufficiale del porto. In questo bailamme si inserisce l'iniziativa del presidente della Regione Gianni Chiodi che ha incontrato ieri a Bari il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, sollecitando un intervento risolutivo anche alla luce della rottura degli ormeggi da parte della draga. Passo decisivo che attende anche Guerino Testa, convocato dall'Ispra stamane a Roma insieme ai tecnici dell'Arta e del laboratorio di Brescia. Dopo la litigata con un responsabile del Ministero dell'Ambiente e con gli stessi dirigenti dell'Ispra, il commissario avvisa: «A Roma ci vado solo per avere una risposta definitiva, positiva o negativa che sia, non accetto altre risposte evasive». Come dire che Guerino Testa è pronto a tutto, ma non all'ennesimo e beffardo viaggio della speranza.

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03/02/2012










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