«Dopo le enunciazioni, ora i fatti - prosegue Fioriti -. È incredibile davvero quanto sta accadendo intorno al dragaggio del porto cittadino. Una telenovela che ha messo in ginocchio la marineria pescarese. La soluzione pilatesca dell'Ispra di procedere a nuove analisi allunga colposamente i tempi. A questo punto, il commissario Testa si dimetta e il comandante Pozzolino chiuda il porto, come entrambi hanno paventato da tempo» Il presidente sottolinea che, allo stato attuale, «non è più tempo di mediazioni e proclami: è l'ora dei fatti. Testa e Pozzolino prendano il coraggio a due mani e compiano quanto preannunciato più volte. Mentre ai livelli nazionali si procede con la politica del rinvio ai livelli locali la marineria muore». Il portavoce del Cipas fa leva sulla convinzione che solo « atti forti e decisi possano far capire a Roma che non è più tempo di tentennamenti». Quanto al commissario e al comandante della Capitaneria, viene espressa solidarietà per «il loro impegno». Resta il problema che attanaglia la marineria pescarese, alla quale viene offerta non solo l'adesione a iniziative di piazza, ma altresì l'assistenza legale di un avvocato esperto, che possa eventualmente indirizzare in maniera ponderata verso azioni giudiziarie per il risarcimento dei danni. La vicenda del dragaggio si trascina da mesi, dopo che per anni non è stata compiuta un'operazione che gli addetti ai lavori ritengono di ordinaria amministrazione. La particolare conformazione dello sbocco al mare ha fatto sì che l'incuria dell'uomo e l'azione della natura abbiano ingolfato i fondali di fanghie residui, fino a rendere peric olosa quando non addirittura impossibile la navigazione. In molti ricorderanno l'azione dimostrativa della marineria, con alcuni pescatori che hanno attravrersato un tratto del Pescara a piedi, mostrando come sia divenuto guadabile. La burocrazia e gli equilibri delle competenze hanno fatto il resto. Il porto assiste al suo declino cui nessuno pare in grado di porre rimedio.
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03/02/2012