Ma manca quella più attesa, ovvero quella del commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, nelle mani del quale l'architetto ha rimesso il mandato. In 48 ore tanti esponenti politici hanno criticato o gioito dell'abbandono di Fontana: solo il governatore-commissario, che secondo alcuni sarebbe orientato comunque a rigettare le dimissioni, non ha pubblicamente speso una parola a difesa del numero uno della struttura che sovrintende i processi di ricostruzione e con il quale tecnicamente ha condiviso il percorso che ha portato alla redazione delle Ordinanze. Compresa l'ultima, contestatissima, sui centri storici, oggetto di attacchi a Fontana, tanto da portarlo alle dimissioni contenute in una lettera inviata al commissario. «Dal momento che la Stm - scrive Fontana a Chiodi - ed io personalmente, per quello che noto e per il significato che questa notazione assume, siamo ritenute una delle cause, se non la principale, della lentezza della ricostruzione e della divisione del territorio, non posso che rimettere a lei, signor commissario, il mio incarico di coordinatore, perchè lei possa valutare se esistono ancora le condizioni per proseguire il lavoro avviato due anni fa». Dal centrosinistra in Consiglio comunale, intanto, non si placano le critiche nei confronti dell'ex coordinatore Stm. «Non ha parlato del lavoro svolto dalla Stm e dalla struttura commissariale e dei risultati raggiunti ai fini della ricostruzione della città . Spieghi piuttosto, Fontana, come mai non è riuscito a garantire neanche la piena sicurezza nella ricostruzione, che era poi la vera sfida della città da far rinascere dopo il sisma» hanno tuonato i consiglieri Angelo Mancini (Idv), Enrico Perilli (Prc) e Giuseppe Bernardi (Sinistra per L'Aquila). «Una struttura, quella coordinata da Fontana, - hanno aggiunto - che, anziché aiutare la ricostruzione, ha finito per bloccarla e rallentarla, con risultati disastrosi. Il centro storico non è stato ricostruito e in periferia non è stata garantita la piena sicurezza sismica».
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27/01/2012