Il problema, come è stato sottolineato nell'incontro con i giornalisti, non è solo degli orari dei locali, che presto torneranno quelli di sempre (chiusura alle 2 dal giovedì al sabato, all'una nel resto della settimana) quanto piuttosto quello di fissare regole e paletti entro i quali ragazzi e non possano usufruire dell'offerta ricreativa della città , che a fatica ha provato a ripartire dopo il sisma. Primo punto è quello della costituzione di un «Comitato etico cittadino», che coinvolga istituzioni, università , rappresentanti dei locali e dei giovani, oltre che dei residenti, e che consenta un dialogo costante tra i vari soggetti per individuare e risolvere eventuali criticità . I proprietari dei locali, di contro, si impegnano a tenere sotto controllo i livelli della musica e, soprattutto, a non servire bevande alcoliche ai minori. «Non vogliamo fare la guerra a nessuno, quanto piuttosto proporre e lanciare idee per questa città e garantire un servizio migliore - ha spiegato il direttore regionale di Confcommercio, Celso Cioni -. L'obiettivo è garantire lavoro e, al tempo stesso, tranquillità e sicurezza». Proprio per questo motivo il progetto prevede una convenzione con strutture di sicurezza private e una stretta collaborazione con le forze dell'ordine, sinergia con onlus e associazioni per la raccolta di plastica e il mantenimento del decoro urbano. Nel documento, inoltre, si parla anche di una convenzione tra gestori privati e pubblici di trasporto per agevolare lo spostamento notturno dei giovani. Ma c'è una cosa che non va giù agli operatori: l'abusivismo di chi, improvvisatosi barista, dispensa alcolici e cocktail in barba a qualsiasi norma igienico-sanitaria e di sicurezza, con evidente pregiudizio di tutti quegli esercenti che lavorano e pagano le tasse. «Tutti gli operatori pagano le tasse - ha spiegato Alberto Capretti, di Ascom-Confcommercio -. Per questo riteniamo non possa esistere una sorta di "zona franca" in viale Duca degli Abruzzi». Evidente il riferimento agli occupanti dell'ex asilo nido del viale che, all'interno della struttura, si sono organizzati con un piccolo bar dove è possibile consumare senza alcuna rendicontazione alle autorità preposte. «Non capiamo perché debbano esserci questi privilegi. I locali possono essere un'opportunità per questa città , dove gli studenti universitari venivano e vengono per le opportunità che offre» ha aggiunto Carlo Rossi, direttore provinciale di Confesercenti. Il progetto delle associazioni di categoria ha avuto un primo placet dall'amministrazione comunale, che ieri ha vagliato le richieste degli operatori. «Ci è piaciuta molto - ha spiegato l'assessore al Commercio del Comune, Marco Fanfani - l'idea di coinvolgere istituzioni, gestori e portatori di interessi per arrivare a una convivenza civile tra gli amanti della movida e i cittadini residenti».
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14/01/2012