E' la storia dell'istituzione presidenza del Consiglio comunale, nata nel 1997, che il 21 novembre conoscerà il nome del sesto presidente dopo le dimissioni di Di Biase. L'elezione più rapida fu quella di Di Luzio (2001) con due rapide votazioni, quella più lunga e laboriosa riguardò Sospiri (1997), al quale occorsero sei scrutini per sedersi sullo scanno più alto del Municipio. Nella media l'ascesa di Melilla (2003), Dogali (2008) e Di Biase (2009), per i quali furono necessarie due-tre votazioni. I giochi per lunedì prossimo sono aperti da mesi e potrebbero riservare clamorose sorprese con risvolti interessanti anche per quanto riguarda la Giunta. Fino a pochi giorni fa sembrava che Roberto De Camillis, ex lista Città Ponte approdato all'Api e nell'orbita del terzo polo con Udc e Fli, avesse la strada spianata alla successione di Di Biase. Ma le ultime riunioni di maggioranza (Pdl, Pescara Futura e la stessa Udc) hanno detto che sul nome di De Camillis non c'è convergenza e che, quindi, la sua candidatura, anziché unire finirebbe per dividere la coalizione. Tutto è nato dalla spaccatura interna all'Udc che ha messo in allarme l'intero centrodestra togliendo raffreddando gli entusiasmi per la candidatura di De Camillis. Di qui è nata la linea alternativa con un repentino cambio di rotta per salvare capra e cavoli: il Pdl rinuncia a un proprio assessore in cambio della presidenza del Consiglio e l'Udc guadagna un secondo posto in Giunta per consolarsi della rinuncia alla guida dell'assise civica. Un tourbillon che prelude a due movimenti: da un lato c'è la candidatura alla presidenza di Augusto Di Luzio, nome capace di mettere d'accordo tutti, persino larghi strati del centrosinistra; dall'altro il raddoppio degli assessorati per l'Udc che così sarebbe felice e contenta, con una sostituzione interna: una corrente porta in Giunta De Camillis al posto di Vincenzo Serraiocco, l'altra dà il via libera a Dogali al posto di un esterno del Pdl (sarà Cerolini il sacrificato?). Il partito leader della maggioranza, però, potrebbe non perdere alcun assessorato se i tre ex dissidenti Caroli, Lerri e Marinucci rientrassero presto alla base: in questo caso a dover cedere un posto in Giunta sarebbe Pescara Futura, che al momento ha solo cinque consiglieri e ben quattro assessori, e la più indiziata a lasciare sarebbe la Seller, visto che la Cazzaniga è stata l'ultima a entrare. Un giro di valzer che ha il pregio politico di accontentare quasi tutti, persino De Camillis che "rischia" di entrare in aula da presidente in pectore per uscirne da assessore. Nel frattempo, ieri il Pd ha presentato la candidatura di Paola Marchegiani, mentre Adele Caroli si è auto-candidata, ma sono solo schermaglie. Di certo, l'elezione del 21 novembre non si risolverà in un amen: al primo giro servono i due terzi dell'assemblea (27 voti su 40), dalla seconda votazione occorre la maggioranza assoluta dei presenti (21 se in aula ci sono tutti e 40 i consiglieri) che comunque non dev'essere mai inferiore ai 14.
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17/11/2011