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13/03/2011, 05:30

Notizie - Abruzzo

Ampliamento della riserva

Un voltafaccia con troppi interrogativi

Antonio Fragassi Tutto da rifare per l'ampliamento della Pineta dannunziana dopo che il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge regionale sulla Riserva naturale.

Un fulmine a ciel sereno secondo Maurizio Acerbo (Rifondazione comunista), primo firmatario della normativa, e per Lorenzo Sospiri (Pdl). Nella stessa riunione in cui aveva stoppato la Finanzaria 2011 della Regione Abruzzo, il Governo aveva congelato la discussione sulla legge relativa alla Pineta dannunziana. Ma ieri è arrivata la doccia gelata. Nel dispositivo, il Consiglio dei ministri contesta l'articolo 1, proprio quello che prevede l'allargamento di 29 ettari della Pineta dannunziana, dagli originari 56 ai futuri 85. «La nuova cartografia - è riportato nel testo - evidenzia infatti che la riperimetrazione dell'area protetta, considerata l'estensione dell'ampliamento operato, determina l'istituzione di un'ulteriore porzione di riserva naturale attuata senza che sussistano i presupposti richiesti dalla legge quadro nazionale del 1991 sulle aree protette». Ma non è tutto: l'articolo 22 della stessa legge quadro dice espressamente che «costituiscono principi fondamentali per la disciplina delle aree naturali protette regionali la partecipazione delle Province, delle Comunità montane e dei Comuni al procedimento di istituzione dell'area protetta. Principio ribadito, peraltro, anche da una sentenza della Corte Costituzionale del 2000». Va ricordato che all'indomani dell'approvazione all'unanimità della legge regionale, l'assessore all'Urbanistica Marcello Antonelli sollevò il problema del mancato coinvolgimento del Comune di Pescara, ne seguì una furiosa polemica fra lo stesso Antonelli da una parte, Sospiri e Acerbo dall'altra. Ma ora la decisione del Consiglio dei ministri muove proprio dagli appunti dell'assessore, tant'è che il dispositivo del Governo si chiude così: «Poiché nella istituzione della nuova area protetta regionale non risultano essere state osservate tali prescrizioni, la norma regionale determina la violazione di principi fondamentali in materia di valorizzazione dei beni ambientali. Per questo motivo la legge deve essere impugnata davanti alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione». Una bella grana per la Regione, costretta a ripartire da zero.

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13/03/2011










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