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07/09/2010, 05:30

Notizie - Abruzzo

Ricostruzione Secondo il parlamentare pescarese del Pdl i ritardi sono dovuti alle inchieste della Procura della Repubblica

La teoria di Pastore «Tutta colpa dei magistrati»

L'AQUILA La ricostruzione è ferma.

Il motivo, a detta del parlamentare pescarese Andrea Pastore, non risiede nelle pastoie della burocrazia o in qualche altro cavillo di qualunque natura. A fermare i motori ci sarebbero le inchieste avviate dalla magistratura nei mesi scorsi: questo è il pensiero del senatore Andrea Pastore (Pdl), presidente della commissione bicamerale per la semplificazione e componente della commissione antimafia. «La ricostruzione post terremoto è frenata dalle inchieste della magistratura - asserisce - e per questo ho presentato un'interrogazione al presidente del Consiglio e al Ministro della giustizia». Nel mirino di Pastore le inchieste aperte dalla Procura della Repubblica dell'Aquila e le misure cautelari decise in riferimento a ipotesi corruttive che vedono coinvolta, tra gli altri, l'assessore regionale Daniela Stati e la società regionale Abruzzo Engineering. «Difficilmente - sostiene Pastore - potrà essere restituita dignità alle persone coinvolte ingiustamente nei procedimenti in corso. Procedimenti che minano la serenità di circa duecento famiglie dei dipendenti della società che rischiano così di essere messe sul lastrico. Le istituzioni sulle quali ricade la responsabilità di guidare la ricostruzione aquilana - continua il senatore - non possono operare con sufficiente solerzia, intimorite da iniziative giudiziarie che esprimono una cultura del sospetto, persecutoria e straripante. Così come le imprese, altrettanto smarrite dall'atmosfera di sospetto che circonda la ricostruzione. Auspico - conclude Pastore - che si ripristini al più presto un clima sereno mediante il raggiungimento di un giusto equilibrio tra le esigenze connesse alla lotta alla criminalità e quelle necessarie per lo svolgimento di attività amministrative ed economiche». Il 2 agosto scorso infatti l'Abruzzo, ferito da crisi economica e sisma, ha subito un nuovo ciclone. Sono finite in carcere quattro persone tra cui l'ex assessore regionale abruzzese Ezio Stati (ex Dc e poi Fi). L'inchiesta, che è coordinata dal procuratore della Repubblica dell'Aquila Alfredo Rossini, riguarderebbe iniziative collegate alla ricostruzione del dopo sisma in Abruzzo. Dietro le sbarre sono finiti anche l'ex deputato di An, poi di Fi, Vincenzo Angeloni, 58 anni, medico odontoiatra, originario di Avezzano, deputato nella XIII legislatura ed ex patron della formazione calcistica Valle del Giovenco. E anche Marco Buzzelli, compagno di Daniela Stati, figlia di Ezio, e Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Selex Service Management. La stessa Daniela Stati, che in quel tempo occupava la poltrona di assessore regionale alla Protezione civile e Ambiente, era stata raggiunta dalla misura di interdizione dai pubblici uffici. Per questo aveva rassegnato le sue dimissioni da componente dell'esecutivo abruzzese restituendo al presidente Chiodi le deleghe assegnatele, in attesa che la magistratura accerti e faccia chiarezza sui fatti oggetto dell'indagine. Altrettanto immediata era stata la reazione della giunta Chiodi che si era schierata a favore del proprio assessore. «Siamo certi - aveva dichiarato Gianni Chiodi, governatore della Regione Abruzzo - che dimostrerà la sua estraneità a quanto contestato auspicando nel contempo la massima rapidità nella conclusione delle indagini in corso». E ora a distanza di un mese, con la minaccia di un'altra eventuale scossa, interviene anche il senatore Pastore a sollecitare una immediata risoluzione dell'indagine.

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07/09/2010










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