Divide una cella con due detenuti albanesi, ma sottolinea che viene trattato bene da tutti, secondini e prigionieri. Michele Cusanno ha ricevuto ieri in carcere la visita della moglie e della madre Leda; il suocero è rimasto nella città costiera per fornirgli assistenza. Un'assistenza concreta e tangibile, perché il regime carcerario non prevede il vitto. Ovvero, il detenuto deve provvedere a se stesso acquistando cibo e acqua dallo spaccio, oppure deve intervenire la famiglia procurandogli per tempo i pasti dall'esterno. A Cusanno sono stati forniti viveri non deteriorabili e anche danaro per poter provvedere a se stesso. La madre e la moglie torneranno a Pescara giovedì, mentre il suocero rimarrà a Durazzo in attesa di buone notizie. Che potrebbero arrivare già domani, giorno in cui è in programma l'incontro presso la segreteria del ministro della Giustizia Alfano al quale prenderanno parte gli avvocati Angelo e Giovanni Scudieri. I legali faranno valere le ragioni del loro assistito affinché venga emesso un provvedimento di rimpatrio del quarantasettenne barista. In questo modo si eviterà che Cusanno possa essere consegnato alle autorità marocchine per scontare la condanna a cinque anni di reclusione. Ciò non gli eviterà , almeno nell'immediato, che per lui si spalanchino le porte del carcere a Pescara, ma faciliterà enormemente il lavoro di tutti, e degli avvocati in primo luogo, per passare al vaglio la sentenza passata in giudicato di cui si conosce solo la sintesi del dispositivo. Solo allora si potranno far emergere i motivi che possano consentire la riapertura del caso. Il pescarese si è sempre proclamato estraneo ai fatti e non ha mancato di dire e far sapere che lui di quella sentenza non solo non ha mai saputo nulla, ma anche di essere all'oscuro che nei suoi confronti fosse stato aperto un procedimento penale. I fatti contestati risalgono a cinque anni fa quando due conoscenti di Cusanno vennero fermati in Marocco in un'auto con i documenti irregolari: loro vennero processati e condannati, ma il pescarese non fu neppure sfioratop dall'inchiesta, tant'è che potè assistere gli altri due e poi tornare tranquillamente in Italia. Pochi giorni fa, mentre si recava in vacanza suocero a Durazzo per una battuta di caccia di 3 o 4 giorni, l'amara sorpresa arrivata col fermo da parte dei doganieri albanesi in esecuzione di una nota diramata dall'Interpol. MP
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07/09/2010