Giorgio Alessandri L'AQUILA La «crisi» del distretto sismico dei monti Reatini, che interessa l'alta valle dell'Aterno, ha radici lontanissime. L'istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha diffuso attraverso il proprio sito Internet un report sul potenziale rischio sismico in tale distretto. «L'area compresa tra Montereale (L'Aquila) e Cittareale (Rieti) - si legge nel documento - è inserita nella zona a maggiore pericolosità sismica del nostro Paese. Ciò deriva dalla sua storia sismica, caratterizzata da importanti terremoti, dalle analisi geodetiche, che individuano l'area in una zona a deformazione attiva, e dalla presenza di importanti strutture sismogenetiche attive». Nel report si fa riferimento alle due forti scosse (del 14 gennaio e del 2 febbraio 1703), con magnitudo stimata, attraverso analisi macrosismiche, pari a 6.8 e 6.7. «Magnitudo - sottolinea la stessa analisi - sensibilmente maggiori rispetto al terremoto del 6 aprile 2009». L'Ingv ricorda anche che nel 1639 è avvenuto un terremoto di magnitudo 6.3 nella zona di Amatrice (Rieti). Parlando degli eventi recenti, il report afferma che la sismicità nella zona del Reatino è iniziata a metà giugno del 2009, mettendo l'accento sul fatto che a partire dal mese successivo la sismicità interessa prevalentemente la parte sud del distretto sismico dei Monti Reatini. Nella notte, intanto, nell'area che nelle ultime settimane è sotto stretta osservazione da parte di tecnici, scienziati e rappresentanti delle istituzioni locali, sono state registrati ancora diversi movimenti tellurici: tre scosse nella notte tra mercoledì e giovedì a Montereale, di bassa intensità , ma sufficienti a far rimanere alta la tensione. Le scosse ci sono state alle 2.14, alle 3.06 e alle 3.13, con magnitudo rispettivamente di 2, 2 e 2.1. Anche il presidente della Regione e commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, è sembrato preoccupato per l'evoluzione nell'alta valle dell'Aterno: «La situazione - ha aggiunto Chiodi - viene monitorata costantemente. Al momento c'è grande attenzione e l'Istituto di Geofisica e Vulcanologia non esclude il ripetersi di altri eventi sismici anche di magnitudo superiore. Del resto - sottolinea Chiodi - non dimentichiamo che alcune aree della nostra regione sono tra quelle a maggior rischio sismico in Italia. Si raccomanda ai sindaci dei Comuni più esposti di valutare con attenzione quegli edifici che potrebbero rappresentare una situazione di alto rischio». Una situazione totalmente differente rispetto a quella che precedette il 6 aprile 2009, quando in pochi si sarebbero azzardati in un'analisi del genere. Analisi che ha portato a non trascurare nessun dettaglio in tema di prevenzione e al montaggio di tensostrutture in grado di accogliere persone in caso di emergenza o necessità . Sull'argomento, il commissario spiega che «si tratta di centri di accoglienza. Vogliamo essere vicini alla gente nelle zone dell'epicentro - rassicura - proprio per dare un supporto logistico in un momento di comprensibile disagio, visto il perdurare delle scosse sismiche, che stanno generando comprensibile paura e preoccupazione tra gli abitanti. In questo modo si sentiranno più protetti e al sicuro». La Protezione civile regionale ha iniziato una verifica sugli edifici pubblici e sugli spazi sensibili, per controllare la situazione alla luce dello sciame sismico che sta interessando l'alta valle dell'Aterno, ma che sta tenendo con il fiato sospeso anche il territorio del Comune dell'Aquila. L'iniziativa sarà adottata in accordo con i Comuni. Intanto, il vice capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, ex prefetto dell'Aquila, in prima linea per tredici mesi nella gestione dell'emergenza terremoto, ha inviato una lettera alla Protezione civile abruzzese, nella quale vengono ricordate le competenze di quest'ultima in materia di verifiche e controlli preventivi.
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03/09/2010