Ore di febbrile attesa che da Roma arrivi la richiesta ufficiale del Ministero della giustizia che consenta il rimpatrio del pescarese arrestato in esecuzione di un mandatoi di cattura internazionale per traffico di auto. Una vicenda dai contorni kafkiani, per una sentenza "fantasma" che nessuno ha visto, ma che è stata emessa da un tribunale marocchino ed è passata in giudicato a totale insaputa del condannato, mai raggiunto da alcun atto, comunicazione o notifica. Oggi è un giorno cruciale per il barista quarantasettenne che si era recato in Albania con la famiglia per le vacanze ed è stato arrestato dalla polizia doganale. Se a livello ministeriale non si muoverà nulla, allora di scatenerà la battaglia legale a tutti i livelli, per consentire almeno il rientro in Italia e scongiurare l'estradizione in Marocco. Poi si vedrà come smontare il provvedimento del tribunale maghrebino. Gli avvocati pescaresi Giovanni Scudieri e Maurizio Di Lallo, nella peggiore delle ipotesi, raggiungeranno il loro assistito domenica. Nel frattempo il suocero dell'arrestato ha dato mandato al legale del consolato, Ippolito Ferretti (che ha anche uno studio nel Paese della aquile), mentre della vicenda è stato interessato il presidente della Camera penale e dell'ordine degli avvocati albanesi, Maksim Haxhia. Quest'ultimo, ex ministro della giustizia è titolare del celebre studio associato Hahxia & Hajdari . In casa dei genitori del malcapitato, si vivono momenti di febbrile attesa. Il rientro a casa, per quanto in regime di resitrizione della libertà , metterebbe al sicuro il figlio dalla consegna alle autorità del Marocco. Solo dopo si potrà cercare il bandolo della matassa di uan storia che pare tratta dalla sceneggiatura di un film drammatico. La partita per ora si gioca più a livello diplomatico che giuridico. Le relazioni tra Italia e Albania sono diverse rispetto a quelle tra Albania e Marocco. Ma se non si sbroglierà al più presto l'intreccio legale, tempo 30 o 40 giorni Tirana sarà costretta ad aderire alle richieste di Rabat. Gli avvocati pescaresi non si sbilanciano, proprio per il fatto che allo stato attuale non esiste alcuna carta processuale da poter studiare. Sottolineano però quali possono essere le conseguenze di questa vicenda, dal punto di vista personale, familiare e anche economico: l'uomo ha da poco avviato un'attività commerciale e si trova adesso nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti. La moglie e i tre bambini cercano di aiutarlo almeno nel morale, in questi giorni snervanti trascorsi nella camera di sicurezza del commissariato.
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03/09/2010