Scoperti i "fantasmi" che popolano la villa Di Fulvio in via del Santuario, il Comune approverà domani la delibera di revoca di assegnazione dell'immobile ai tre istituti culturali che avevano avuto l'autorizzazione dalla precedente Amministrazione. Lo afferma l'assessore al Patrimonio Eugenio Seccia, che poi dà un'altra notizia: «Il 21 luglio si è concluso il procedimento penale aperto nel 2003 con una sentenza che sancisce il dissequestro della villa e la sua restituzione al legittimo proprietario, ossia il Centro di educazione e formazione San Giorgio Piccola cooperativa sociale, fondata dallo stesso Di Fulvio prima della sua prematura scomparsa». Ora sappiamo con certezza che il Comune non è proprietario del fabbricato che presto dovrà essere sgomberato: «Nel frattempo - aggiunge Seccia - definiremo anche il problema delle utenze e dei consumi registrati dal 2004 a oggi e mai pagati dalla precedente Amministrazione comunale, a partire dai 3mila euro di consumi idrici». La madre di Giovanni Di Fulvio, scomparso in tragiche circostanze, ha affidato al Comune nel 2004 in custodia e gestione la villa in attesa che si definisse la vicenda giudiziaria, un immobile posto sotto sequestro, che, secondo le volontà espresse dallo stesso Di Fulvio, doveva essere destinato a fini sociali, addirittura per la realizzazione di un asilo per i bambini meno abbienti. «E invece - rivela l'assessore - abbiamo scoperto che la struttura era stata destinata a uno pseudo Osservatorio sullo sviluppo economico, di cui abbiamo perso le tracce intorno al 2006, a un presunto Istituto per la Resistenza, alla Pro-Loco Pescara e addirittura vi abbiamo trovato la redazione giornalistica di un periodico, priva di autorizzazione». Secondo Enzo Del Vecchio «se l'assessore Seccia avesse chiesto ai suoi dirigenti prima di vagheggiare un noir metropolitano, avrebbe scoperto che per continuare a coltivare l'impegno civico del figlio scomparso, la signora Annamaria Palozza, vedova Di Fulvio, aveva chiesto all'allora sindaco Luciano D'Alfonso di sostenerla nella complessa vicenda giudiziaria che la vedeva contrapposta ad una cooperativa, la quale rivendicava la proprietà della casa in via del Santuario numero 41/A, in modo da conferire a quell'immobile una finalità sociale affidandone l'uso proprio al Comune per evitarne l'abbando, che oggi vi regna sovrano, e ne ha consentito l'uso a prestigiose associazioni regionali e locali, oltre che all'esecutivo, proprio come deciso con la proprietaria».
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01/09/2010