Pescara sembra persistere nella cultura del passeggio in bici, e non dell'utilizzo di questo mezzo ecologico come trasporto quotidiano: ad esempio le automobili lasciate sui marciapiedi della riviera vengono multate ma gli stabilimenti balneari non vengono incoraggiati a incentivare l'uso di bici. L'ultimo aiuto risale ad anni fa, quando qualche stabilimento è stato dotato di una sola rastrelliera: oggi, anziché un comportamento condiviso, averne diventa un investimento privato. «Stanno facendo scappare tutti i forestieri – tuona il titolare dello stabilimento San Marco – prima multano le auto, poi non fanno circolare nemmeno le biciclette». «Perchè una città marittima come la nostra non chiude la riviera al traffico per tutta l'estate?», contropropone la direzione de Il Traghetto. C'è poi chi osserva che a finire sotto i riflettori sono sempre i ciclisti, ma che nessuno penalizza i pedoni indisciplinati: «Nel resto dell'Europa nessuno si sognerebbe di attraversare una pista ciclabile senza guardare a destra e a sinistra – commenta Leonardo, un habitué delle due ruote – così come qui nessuno giocherebbe a pallone sull'Asse Attrezzato. Perché qui i bambini non vengono educati a non invadere le corsie ciclabili?». Pescara, invece, e in primis sul ponte del mare, queste attenzioni si hanno poco, e da anni il numero di rastrelliere a disposizione di oltre 120mila abitanti rimane immutato: quattrocento, per appena 1600 posti bici. Un numero pressoché invisibile. Cri. Mos.
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18/08/2010