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08/08/2010, 05:30

Notizie - Abruzzo

Echi dannunziani e studi moderni

Dai «fabbricatori di caserme» al riscontro dell'arte «memoria che non può difendersi»

Mariachiara Guerra* Gabriele d'Annunzio, appena giunto nella recente capitale d'Italia, negli Anni '80 del XIX secolo, diede avvio alla sua fortunata carriera giornalistica assumendo il ruolo di polemico cronista delle demolizioni che stavano abbattendosi su Roma, cancellando tessuti edilizi e ville storiche, per far spazio a nuovi quartieri residenziali, innalzati da quelli che il pescarese spregiativamente definiva "fabbricatori di caserme".

L'atteggiamento dannunziano sarà un fil rouge che percorrerà l'intera produzione giornalistica e l'intera carriera politica, facendo di lui un punto di riferimento nazionale per le più importanti questioni di salvaguardia del patrimonio architettonico ed ambientale italiano: pertanto, non nascondo un certo sgomento ed un forte rammarico scoprendo che, nei giorni in cui Pescara celebra il primo festival dedicato al Vate, si demolisce la Centrale del Latte, progettata negli anni '30 del XX secolo dall'architetto Florestano Di Fausto. La Centrale del latte era un simbolo alla stessa stregua della sede delle Poste di Cesare Bazzani o delle sedi amministrative di Piazza Italia di Vincenzo Pilotti: è su queste tipologie edilizie che si incentra il dibattito architettonico italiano e su questi temi si fronteggiano gli architetti e gli ingegneri i cui nomi ricorrono negli innumerevoli concorsi pubblici banditi nei decenni tra le due guerre. Florestano Di Fausto rappresenta un nodo centrale della cultura architettonica italiana negli anni del Regime. Infine, la notizia mi colpisce perché l'assunto dannunziano «L'Arte è memoria che non può difendersi» continua a dimostrare la sua triste validità. * Architetto dottore di ricerca in Storia e valorizzazione del patrimonio architettonico, urbanistico e ambientale, Dipartimento casa-città, Politecnico di Torino

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08/08/2010










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