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29/07/2010, 05:30

Notizie - Abruzzo

Giorgio Alessandri L'AQUILA Un Consiglio ad alta tensione, come non se ne vedevano da anni.

Del resto quando si parla di salute, di ospedali, di tagli (veri o presunti) di posti letto, "riconversioni di presidi ospedlieri" e ristrutturazioni è inevitabile vivere momenti come quelli di ieri al Consiglio regionale.

Una seduta monotematica straordinaria sul piano di riordino sanitario 2010. Un piano da bloccare almeno secondo quando hanno affermato le opposizioni ma anche lo stesso Pdl, che per bocca del capogruppo Gianfranco Giuliante propone di "istituire formalmente tavoli di coordinamento sul tema presieduti ciascuno dal rispettivo Presidente delle quattro Province abruzzesi, con il compito di individuare, per le singole realtà provinciali, soluzioni adatte e comunque non configgenti con l'impostazione generale del Piano in termini di obiettivi globali di riordino, riorganizzazione e di saldo totale economico e finanziario". Stesso l'orientamento di Pd e Idv. «Il piano operativo è in realtà un nuovo piano di rientro che però non può essere chiamato così, poichè è molto più conveniente per Chiodi la gestione commissariale - ha dichiarato il capogrupo Idv Costantini -. La nostra proposta: sospendere l'approvazione del piano operativo 2010. Il patto per la salute dice che per le regioni commissariate il termine scade al 31 dicembre 2010. Abbiamo tempo per parlare con i sindaci per capire prospettive e opportunità di riconversione. Non c'è urgenza, bisogna costituire un tavolo coi sindaci». Anche il capogruppo Pd Camillo D'Alessandro ha richiesto «la sospensione del piano operativo per poter parlare con i sindaci e concordare le strategie operative». Nel corso del suo intervento il presidente Chiodi rivolgendosi ai sindaci in aula ha detto di «capire le difficoltà che stanno vivendo. Sono stato sindaco. Ma i problemi sono evidenti. La spesa sanitaria è elevatissima e 35 ospedali sono troppi e troppo costosi, spesso sono cloni gli uni degli altri. Secondo gli esperti della sanità hanno un basso tasso di occupazione dei posti letto, ci sono ricoveri inappropriati, spesso ci sono interventi di bassa difficoltà. Inoltre molte cliniche convenzionate fanno le stesse cose del pubblico. Il risultato è evidente: il sistema sanitario ha assorbito l'80% delle risorse. Il deficit sanitario è spaventoso, la regione è commissariata perchè incapace di sostenere un modello sanitario competitivo». Il Governatore nel corso del suo intervento, attorno alle ore 20.30, dopo aver ascoltato tutti gli esponenti di maggioranza e opposizione, ha aggiunto: «La nostra regione ha un numero di personale impiegato nella sanità superiore alla media nazionale. In Abruzzo c'è il 400% di percentuale per la riabilitazione psichiatrica. L'espediente delle cartolarizzazioni è stata un'operazione virtuale ma solo per tamponare la falla, ma ha rimadnato solo il problema. Anzi lo ha aggravato perchè non si è fatto nulla e si è continuato a spendere allegramente. Perchè altrove si è riusciti a garantire sanità di qualità. Cosa hanno di meno gli abruzzesi rispetto ai lombardi o ai marchigiani? Chi ha consentito che si costruissero gli ospedali sotto casa? Chi ha voluto che nelle Asl qualcuno si comportasse come in una repubblica marinara a se stante? Cchi ha voluto 5 chirurgie in Abruzzo? Chi ha consentito che in provincia dell'Aquila ci fossero 14 ospedali? Per la sanità abruzzese da anni si parla di riforma. I termini del problema sono noti da tempo. Le soluzioni sono: riforme strutturali, eliminare gli sprechi, aumentare i controlli sulle cliniche private convenzionate. Occorre puntare non su grandi strutture generaliste ma su ospedali grandi in termini di qualità. Passare da un'ospedalizzazione di massa alla prevenzione, all'assistenza domiciliare e territoriale. Sono scelte difficili, possono essere impopolari. In tempi di vacche magre il problema è diventato serissimo. Se passa il federalismo si rischia il collasso. Ci sono medici e politici che vorrebbero far credere che in caso di emergenza l'ospedale sotto casa sarebbe la soluzione più semplice. In questi giorni ho letto critiche infondate. Occorre un cambio di passo nella sanità, è arrivato il momento».

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29/07/2010










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