I cattivi odori vengono forniti dal depuratore comunale. Mentre mosche, zanzare, rane e topi volano e saltano liberamente dalle malsane vasche dell'ex conceria Cogolo. E come se non bastasse, a pochi metri, c'è anche un accampamento di nomadi. In pratica non manca nulla per vivere come in un paese del terzo mondo. Peccato che siamo nella civilizzata, almeno a parole, Pescara. E peccato che in queste condizioni sono costrette ad abitarci dieci persone, tra le quali una bambina di poco più di un anno. Non è servito a nulla, o quasi, l'esposto fatto dal portavoce dei residenti di via Fiora 63 lo scorso 15 settembre con il quale denunciava la gravissima situazione generata dalla realizzazione della ricicleria Attiva a pochi metri dalla propria residenza. Non è neppure servito a nulla l'accertamento da parte dell'Arta del superamento del limite differenziale di livello sonoro di essa. La ricicleria, insediata lì da quasi un anno, ha continuato a funzionare ventiquattro ore su ventiquattro tartassando le orecchie degli abitanti. Ma è anche a pieno ritmo il depuratore che amplifica i cattivi e malsani odori già prodotti dal vicino depuratore comunale, oltre che da quello inattivo dell'ex conceria. «Si tratta - ha spiegato Gabriele Leonzio, portavoce dei nuclei familiari che abitano nella casa in via Fiora - di strutture che producono immissioni ambientali assolutamente insopportabili e non conciliabili in alcun modo con una condizione di vita accettabile. L'assedio è completato da un accampamento di nomadi che è il frutto di discutibili e discriminatorie scelte della pubblica amministrazione». Per questo «chiediamo agli organi preposti di verificare la nostra situazione per procedere poi a rimuovere ciò che non ci permette condizioni di vita minimamente accettabili. Il livello delle immissioni di cattivi odori, i rumori emessi dai mezzi di Attiva per tutta la giornata devono essere presi in considerazione dalle autorità . Desideriamo che venga smantellata la "ricicleria" che non è altro che una discarica». Si rivolgono anche alla Procura della Repubblica affinché accerti «le responsabilità di questa situazione così esasperante».
Vai alla homepage
29/07/2010