Wwf, Italia Nostra e il Comitato abruzzese per il paesaggio avevano indetto per ieri mattina una conferenza stampa per tentare un'ultima tutela all'edificio progettato dall'architetto Florestano Di Fausto, ma sono stati battuti sul tempo: alle 18 di lunedì, con eccezionale tempismo, l'intervento di demolizione è irreversibilmente iniziato. «Quello che resta, negli uffici della dirigenza - così Camilla Crisante, presidente regionale del Wwf -, è la vaga idea di riutilizzare i mattoncini rossi». Tutto qui. Tra polvere e calcinacci è finita una pagina di storia della città , ma anche un'opera che porta la firma di un professionista noto e stimato anche fuori dell'Italia. «Si era a conoscenza di questo progetto da almeno due anni - ha dichiarato Maurizio Acerbo, intervenuto ieri mattina all'appuntamento di fronte alla ex centrale e primo a sollevare la questione -. Si sarebbe avuto tutto il tempo di applicare provvedimenti di emergenza per tutelare l'edificio, sia da parte della stessa dirigenza all'edilizia sia da parte della Soprintendenza: non è stata assolutamente una "svista", come invece dichiarato». «E' assurdo che debbano essere i volontari delle associazioni a fare osservazioni per aspetti di cui si dovrebbero occupare persone che sono pagate per farlo». Luciano Menoni, nipote di Pietro che fondò l'omonimo negozio di enogastronomia, ha ricordato come suo nonno si trasferì da Rovigo a Pescara negli Anni '20 proprio per lavorare alla centrale del latte, nell'edificio preesistente: «Quando ho letto che sarebbe stato abbattuto ho avuto un colpo al cuore. Come hanno potuto?». Contro la demolizione si sono espressi Acerbo (Rifondazione), Marchegiani (Pd), Di Biase (Udc), CasaPound, Carlo Sciarra (Idv). Silenzio dal sindaco e dall'assessore alla cultura, troppo presi dal Festival dannunziano, zitti zitti i deputati abruzzesi, in clima feriale. Tace pure l'Ordine degli architetti, forse perché il vicepresidente è il progettista dell'intervento.
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28/07/2010