Così il sindaco Sergio De Luca ha voluto rendere evidente la sua protesta contro il piano di riordino della sanità abruzzese, che di fatto chiude il nosocomio. A nulla, dunque, sono valse le richieste avanzate agli organi regionali e ai vertici della Asl sulla necessità di aprire una discussione allargata e democratica sull'argomento, prevedendo la possibilità di garantire servizi sanitari efficienti e certi anche alle popolazioni delle aree interne della provincia di Chieti. Presso la sede del Municipio di Casoli e di molti altri Comuni del Sangro Aventino che fanno riferimento al "Consalvi" sono state esposte in segno di lutto le bandiere a mezz'asta. «La mia iniziativa - ha detto, amareggiato, il sindaco De Luca - è per testimoniare e ricordare alle future generazioni che il 21 luglio 2010 è stata decretata la chiusura del nostro ospedale, generando una grande ingiustizia nei confronti della popolazione locale e soprattutto dei territori del Sangro Aventino che, come sancisce l'articolo 32 della Costituzione, hanno gli stessi diritti alla salute di tutti i cittadini italiani, ma che evidentemente per Chiodi, Venturoni, Zavattaro e Baraldi sono irrilevanti. È assurda poi la decisione di togliere al territorio montano, costituito in massima parte di anziani, i reparti di lungodegenza e riabilitazione per trasferirli ad Atessa». Il piano di riordino prevede la riconversione dell'ospedale di Casoli in presidio territoriale di assistenza con la chiusura di tutti i reparti di degenza, lasciando il Laboratorio analisi come punto prelievi, la Radiologia ridotta all'ordinario, l'assistenza medica per dodici ore, il Cup, oltre alle attività ambulatoriali e ai servizi già attivi presso il distretto sanitario. Nel primo pomeriggio la protesta di De Luca e di alcuni sindaci del comprensorio è continuata davanti al "Renzetti" di Lanciano per i tagli previsti per quest'ultimo nosocomio che avranno riflessi negativi anche per le zone interne.
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22/07/2010