Antonio Fragassi Mentre il manager dell'Asl Claudio D'Amario incontra oggi il presidente della Circoscrizione Portanuova Piernicola Teodoro sul problema dell'attesa apertura del distretto sanitario di Pescara sud (progetto fermo da cinque anni) e su quella imminente di un centro prelievi e di un ufficio Cup, tiene sempre banco la polemica sulla riorganizzazione degli ospedali pubblici in Abruzzo, varata dalla Giunta regionale su indicazione dell'assessore Lanfranco Venturoni. Una razionalizzazione che penalizza fortemente l'Asl di Pescara con la quota di posti letto a disposizione dei tre ospedali: il Santo Spirito di Pescara, il San Massimo di Penne e il Santissima Trinità di Popoli. L'Asl pescarese ha attualmente 798 posti letto, di cui 595 a Pescara, 93 a Penne e 110 a Popoli, ma il capoluogo ne perderà ben 230, mentre per i due nosocomi della provincia sono previsti forti ridimensionamenti. La situazione di maggior sofferenza è proprio quella che riguarda il Santo Spirito, mentre per il San Massimo è prevista la delocalizzazione nella zona Il Carmine e per il Santissima Trinità si punta sul centro risvegli, un'eccellenza a livello nazionale. Venturoni ha più volte spiegato che «è finita l'era dell'ospedale sotto casa, a uso e consumo del politico di turno: qui servono strutture realmente utili, niente doppioni e soprattutto centri di eccellenza nei piccoli ospedali che, lo ripeto fino alla noi, non saranno chiusi, ma solo riconvertiti». Una ricetta che non convince chi è da tempo sulle barricate per protestare con il Piano di riordino della Regione: Antonio Castricone, segretario provinciale del Pd, mette il dito nella piaga: «Si vuole riorganizzare la sanità pubblica mentre quella privata non viene toccata minimamente dalla cura dimagrante della Regione. Allora ricordo che l'ospedale di Pescara sta annegando, Penne e Popoli saranno più che dimezzati e i servizi diventeranno sempre più scadenti: i cittadini rischiano di doversi curare fuori provincia». Sui piccoli ospedali sprizzano rabbia da tutti i pori i sindaci di Penne e Popoli. «E' la prima volta che un piano viene discusso senza il minimo coinvolgimento delle amministrazioni che sono i primi responsabili della salute dei cittadini, - rivela Donato Di Marcoboerardino, sindaco di Penne - non condividiamo assolutamente questo piano». Dello stesso avviso Emidio Castricone, sindaco di Popoli, che denuncia: «La riduzione dei posti letto da circa 120 a 40 vuol dire umiliare i cittadini, anche perché le promesse di trasferire lì i servizi di riabilitazione sono smentite dall'impossibilità di assumere nuovo personale».
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20/07/2010