L'AQUILA Era stato aperto nel 2000, dopo una storia quasi trentennale di rinvii. Sono passati nove anni dall'inaugurazione in pompa magna del San Salvatore, l'ospedale aquilano reso inagibile al 50% dal terremoto del sei aprile, e ora il senatore Antonio Tomassini (Pdl), ricorda di aver ammonito la classe dirigente dell'epoca circa i rischi che incombevano sulla struttura, priva del certificato di agibilità e fino a qualche tempo fa, anche dell'accatastamento. «Quando ero presidente della commissione d'inchiesta sugli ospedali incompiuti, durante la XIII legislatura - ha detto Tomassini, presidente della commissione Sanità, a margine di un convegno sulla sicurezza degli ospedali - ero stato al San Salvatore dell'Aquila e ne avevo dichiarato, già alla sua inaugurazione, la non idoneità e la pericolosità. Poi di fronte agli eventi, e a quella che è stata la storia politica di quella Regione, uno deve alzare le braccia». La storia del San Salvatore inizia nel 1972, con la posa in opera della prima pietra. Doveva essere un ospedale moderno, nella concezione dell'epoca. E lo sarebbe stato, se solo fosse stato ultimato in tempi decenti.La struttura, invece, dopo una serie di "stop and go" fu aperta solo nel 2000 dall'allora manager Paolo Menduni e dopo poche settimane dal trasferimento dei reparti dal "vecchio" San Salvatore iniziarono le polemiche dei sindacati: edificio troppo grande, dispersivo, dicevano, persino antieconomico e poco razionale nella distribuzione degli spazi. Anche un'inchiesta parlamentare del 2000, lo stesso anno dell'inaugurazione, parlava della «irrazionalità e l'obsolescenza dell'impianto costruttivo, della scarsa qualità dei materiali impiegati oltre all'enorme dispersione dei percorsi orizzontali». Gli stessi percorsi che costringevano il personale a percorrere chilometri e chilometri per accompagnare i pazienti da reparto a reparto. Un copione rispettato fino all'ultimo, fino al sei aprile. Un ospedale costato quasi cento milioni di euro, duecento miliardi di lire, dieci volte in più rispetto al preventivo iniziale, lievitato nel corso dei trent'anni di "gestazione a livelli davvero imbarazzanti, soprattutto vista la riuscita. A tutto questo fa da contraltare l'abnegazione del personale, che fin dal terremoto si è prodigato per garantire assistenza. A distanza di quasi due mesi, lo scorso primo giugno, sono stati riattivati 116 posti letto in alcuni reparti dell'ospedale.
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09/10/2009