Un animo sensibile, sensazioni diverse da quelle dei loro mariti. Le first ladies hanno voluto anche loro rendersi conto di persona cosa è successo alla città dell'Aquila, cosa il terremoto ha causato. Il primo pensiero di Michelle Obama davanti a tanta tristezza è stato per i bambini. La moglie di Obama, con i capelli tirati da uno chignon stretto stretto, ha fatto domande, ha voluto risposte. «Ma quanti ne sono morti nel terremoto?», ha detto riferendosi ai più piccoli. Commossa davanti a quel dramma. Una trentina di minuti a passeggio nella zona rossa, quella vera, non quella per la sicurezza del G8, la zona del dramma, del dolore. Nonostantye il rumore di chi le circondava, guardie del corpo, fotografi, il loro silenzio era specchio dei loro pensieri. Dodici prime donne che tra loro hanno commentato quanto stavano osservando, che si sono dette qualcosa su quello che era prima e su quello che è ora. A parlare per loro erano gli sguardi, le espressioni dei loro occhi. L'inglese Sarah Brown e a sudafricana Siza Kele Khumalo Zuma tra le più colpite per quello che è successo nel centro storico. A fare da cicerone in questa visita in centro i ministri Carfagna e Gelmini. Assente Carla Bruni che il centro storico lo visiterà oggi ins olitudine. A guardare le rovine di Piazza Duomo c'erano la canadese Laureen Harper e la giapponese Chikako Aso tra le dodici donne presenti. In piazza Duomo sono stati posizionati, in lingua inglese, anche i pannelli con i progetti di costruzione delle Case antisimiche. Un cammino a ritroso rispetto a quello di Obama, dopo Piazza Duomo si va verso la Prefettura. E proprio Michelle Obama ha continuato a fare domande, a chiedere. La voglia di capire, condividere. Guardano con il naso all'insù le facciate delle chiese, San Marco, Sant'Agostino. Sarah Brown si confronta con la svedese Filippa Reinfeldt. L'indiana Gursharran Kaur chiede a Mara Carfagna, la sudafricana Siza kele Khumalo Zuma non parla, osserva. Anche da parte loro tante strette di mano ai vigili del fuoco. Stutte si congratulano per il lavoro svolto. «Mio marito ed io siamo molto colpiti da quello che stiamo vedendo, cercheremo di fare il possibile per sostenervi», dice alla fine della visita la signora Obama. Al ritorno a Coppito il pranzo, tutto al femminile, offerto dall Regione Abruzzo ed organizzato da Daniela Chiodi, la moglie del governatore chiamata a fare gli onori di casa. «Abbiamo trascorso qualche ora all'insegna della cortesia e della sobrietà - ha detto Daniela Chiodi - ho trovato persone amabili, aperte al dialogo che seducono con semplicità ma, nello stesso tempo, sono dotate di grande carisma. Abbiamo parlato della tragedia del terremoto dell' Aquila, di quello che hanno visto durante i sopralluoghi, dei disagi per la popolazione e delle bellezze naturali di questa terra da cui sono rimaste favorevolmente colpite».A fare da contraltare alle signore del G8 le «Last ladies». Dopo la trovata della parafrasi a Obama con «Yes we camp» le cittadine aquilane questa volta hanno risposto con le ultime donne. «Noi siamo le last lady», si leggeva sui cartelli di una manifestazione improvvisata tra via Strinella e la Villa Comunale.
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10/07/2009