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Il sindaco parla della ricostruzione, delle tasse e di quel che non c'è

Lo sfogo di Cialente «Spero non sia un flash»

L'AQUILA Un sindaco un po' sfiduciato, sicuramente pronto ad arrabbiarsi se le cose non cambieranno a breve.

«Speriamo che questi riflettori accesi facciano veramente luce su quanto accaduto», ha esordito il primo cittadino alla vigilia del G8. «L'Aquila è una città fantasma e non lo si è compreso a fondo a tre mesi dal sisma – ha aggiunto – a livello economico è ripartito poco più del 5% del sistema. Non vorrei che il G8 rappresentasse un flash e non un riflettore sulla città. Ad oggi non so chi è interessato a vedere la città. Solo l'Ambasciata del Giappone mi ha contattato perché il loro premier ha manifestato questa intenzione. Ho appreso della Merkel a Onna dai giornali, vorrei che vedesse anche l'Aquila. Spero almeno in una ricaduta turistica nel comprensorio». Per Massimo Cialente far vedere L'Aquila vuol dire mettere di fronte al dramma di quanto accaduto. zOra il Governo ci fa ripagare tutte le tasse, in due anni da gennaio, cosa che non era mai avvenuta prima. In Umbria si comincia adesso, dopo oltre dieci anni e in 120 rate. Un lavoratore autonomo non riuscirà mai a rimettersi in piedi, ricominciare un'attività è difficilissimo. Ciò scoraggia, serve invece una zona franca del cratere, non urbana, per dare possibilità al territorio di respirare, per questo vorrei che almeno i leader europei vedessero la città». Una città che in queste ore è diventata deserta. «Tanta la preoccupazione degli aquilani che sono davanti a una diaspora – ha evidenziato Cialente – sancita da chi non sta pensando alla ricostruzione. Basti pensare che si dà il contributo per l'affitto anche a chi trova casa in altre regioni italiane. È una presa d'atto che non si vuole far rientrare gli aquilani all'Aquila. Per la ricostruzione sono passati tre mesi ed è tutto fermo. I primi 20 milioni verranno erogati a giorni; la Regione non presenta ancora il prezzario nonostante le continue richieste. Senza case sarà vano pure riaprire le scuole. Per i lavori le ditte chiedono anticipi, non essendo fissata la parcella ai professionisti c'è chi chiede il 30% del contributo di 10mila euro per la prima casa agibile. Non ci sono ancora i soldi, non c'è regolamentazione, si vede sfiducia. E questa è una costa triste». F.Cap.

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07/07/2009










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