segue dalla prima pagina Dopo essere rimasti chiusi per settimane in seguito alla scossa del 6 aprile, 78 esercizi commerciali dell'Aquila dovranno ora serrare i battenti per sei giorni, dal 5 all'11 luglio prossimi in occasione del G8. Si tratta di una misura di sicurezza per svuotare le strade che saranno percorse dalle delegazioni e ridurre l'accesso ai luoghi dai quali sono visibili persone e «obiettivi» all'interno della Scuola della Guardia di finanza che ospiterà il summit. A fermarsi forzatamente saranno ristoranti, agriturismi, pizzerie, panifici, supermercati, ma anche officine meccaniche e carrozzerie, distributori di carburanti, parrucchieri, estetisti. Non per carenza di clienti, ma per disposizioni superiori, anche due agenzie funebri non potranno accettare «ordini» in quei giorni. L'ordinanza di chiusura delle attività commerciali è stata adottata dal sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, su invito del prefetto, Franco Gabrielli, e sulla base del «pacchetto» delle misure di sicurezza «auspicate dal Questore». Si tratta comunque di «un atto d'obbligo», spiegano in Comune, in seguito alla riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza e «a precise richieste delle autorità». Gli elenchi degli esercizi da chiudere sono stati stilati da Carabinieri e Polizia. Dallo spiazzo di un ristorante in collina, ad esempio, la Polizia ha notato che è possibile «distinguere e riconoscere tranquillamente a occhio nudo una persona che attraversa il piazzale principale della Caserma» della Guardia di finanza, «oltre a tutti i suoi addentellamenti e strutture». Da un agriturismo, posto su un'altra sommità, «è ben visibile l'obiettivo» anche se «non è possibile distinguere a occhio nudo persone». L'ordinanza con l'elenco delle attività è pubblicata sul sito internet del Comune. E tra i tanti disagi di questi giorni si registra anche quello di una famiglia che aveva programmato una vacanza in Croazia per la prossima settimana. Non potranno più partire perché l'Ufficio passaporti della Questura dell'Aquila è chiuso per il G8 e a loro manca un timbro su uno dei documenti. È successo ad una coppia di sfollati di Prata d'Ansidonia che, prima della partenza, aveva bisogno di far registrare il certificato di nascita del figlio di 11 mesi. «Avevamo bisogno solo di un timbro ed una firma - ha detto il padre del piccolo, Lorenzo Coppa - ma gli uffici erano chiusi». Fabio Capolla