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Decreto Abruzzo «vergogna italiana»

L'opposizione I parlamentari del Pd, Idv, Mpa e Udc critici con la maggioranza. «Non andremo a votarlo»

Giorgio Alessandri L'AQUILA Non accenna a placarsi la polemica politica sul decreto Abruzzo che martedì sarà convertito in legge. Parlamentari e senatori di Pd, Idv, Mpa e Udc hanno costituito un blocco unitario per confrontarsi col Governo e Belusconi, ai quali i parlamentari abruzzesi contestano «di non aver mantenuto le promesse fatte a più riprese, all'Aquila e in altre sedi». Ad accendere la miccia della contestazione il mancato inserimento dei rimborsi anche per le seconde case, oltre il mancato rimborso agli enti locali per i mancati introiti dai tributi locali, l'istituzione della zona franca e provvedimenti a salvaguardia dei centri storici e dei beni architettonici. «Nessuno degli emendamenti presentati – ha spiegato l'onorevole del Pd Giovanni Lolli – era pretestuoso o ostruzionistico ma erano stati presentati ascoltando le richieste del territorio e dei cittadini. Berlusconi aveva detto pubblicamente che il decreto sarebbe stato cambiato, per questo abbiamo ridotto anche gli emendamenti. Era stato trovato un accordo che poi è stato disatteso. Ci hanno detto che l'estensione dei benifici anche ai proprietari di seconde case (e non solo ai resdienti) non si poteva attuare. Tutti hanno riconosciuto che abbiamo ragione ma nessuno si è preoccupato di modificare il decreto, e mi stupisco che anche i parlamentari del Pdl abbiano bocciato i provvedimenti a favore delle popolazioni terremotate». Secondo l'ex sottosegretario allo sport «in linea teorica sarebbe possibile modificare il decreto entro martedì, ma la volontà politica c'è?». Per Augusto Di Stanislao (Idv) «il territorio aquilano e del cratere è stato mortificato dal Governo con una farsa degna di un illusionista. Ora che l'illusione è svanita tutti si rendono conto di quali siano gli effetti di questo decreto vergogna. Mi auguro un ripensamento ma non penso ci siano più i margini. Pensare di decidere il futuro di un capoluogo e di un territorio con le ordinanze della protezione civile significa spoliare delle proprie competenze il Parlamento». L'onorevole Pierluigi Mantini ha lanciato l'idea di una convocazione «degli Stati generali per la ricostruzione, coinvolgendo maggiormente gli Enti locali», mentre per Lanfranco Tenaglia «nessun diritto che non è contenuto nel decreto sarà riconosciuto in seguito. Non si può pensare di colmare questa lacuna con le ordinanze».

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19/06/2009










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