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Sedici associazioni di categoria chiedono al Governo nazionale di sospendere l'iniziativa in tutto il territorio abruzzese

No al recupero degli sgravi

«Sarebbe il colpo di grazia per l'economia»

L'AQUILA Le associazioni di categoria abruzzesi ringraziano «per l'impegno e l'attenzione che il Governo sta dimostrando nei confronti di questa regione» ma riaccendono i fari sul Decreto Mastella. In una nota i presidenti regionali di Agci, Ance, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confindustria, Coldiretti, Confapi, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Coopagri e Legacoop spiegano: «Con questo riconoscimento, non formale, dobbiamo però sottoporre ora all'attenzione una ulteriore questione che rischia di abbattersi in modo veramente pesante sull'intero tessuto economico e sociale regionale. Ci si riferisce alla nota ed ormai annosa questione relativa al c.d. "decreto Mastella" del 05/08/1994 e al successivo decreto Ministeriale del 24 dicembre 1997, che determinarono, per il periodo fine 1994-1996, l'esclusione dell'Abruzzo dagli sgravi contributivi previsti per le regioni meridionali». Nel merito, infatti, il decreto Mastella «escluse ingiustificatamente l'Abruzzo dal beneficio degli sgravi contributivi previsto per le regioni meridionali - prima ancora che la stessa Commissione europea ridisegnasse la geografia delle regioni in ritardo di sviluppo, escludendo l'Abruzzo dalle regioni dell'Obiettivo 1- sulla base di una unica motivazione (superamento della media europea del 75% del Pil pro capite) insufficiente, come da noi sempre sostenuto, ed evidenziato per ben due volte dal Consiglio di Stato, a legittimare la fine degli sgravi e un danno per le imprese e per lo sviluppo dell'intero territorio dimostratosi nel tempo così significativo». E poi aggiungono: «La nostra regione, infatti, porta ancora evidenti e preoccupanti i segni di quell'esclusione in molti settori e molti territori, le cui imprese, piegate dall'attuale difficile situazione congiunturale abruzzese, sicuramente trarrebbero una boccata di ossigeno se ora venissero esonerate da quanto ancora loro richiesto. A titolo esemplificativo della pesante incidenza che ha l'eventuale recupero coattivo per il periodo considerato, infatti, si può valutare che su una ipotetica retribuzione lorda di euro 1.000.00 mensili, lo sgravio è di circa euro 270.00 che per 2 anni fa un totale euro 7.000,00, a cui si dovranno aggiungere i costi degli interessi di mora e rivalutazioni. La riproposizione della questione - spiegano - deriva ora dalla improvvisa e recente decisione, unilaterale, da parte dell'Inps di procedere al recupero coattivo degli sgravi in questione (tranne che nei comuni del cratere sismico per i quali è prevista una sospensiva), senza neanche prevedere, peraltro, un preavviso bonario per la riscossione. La decisione discende dal decreto 15 luglio 2008 con cui il commissario ad acta, nominato dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, ha stabilito, senza peraltro valide connessioni logiche e giuridiche con le precedenti sentenze emanate dagli organi giudiziari interessati, che lo sgravio in questione va riconosciuto solo per il periodo di paga fino al 30 novembre 1994. Questa ulteriore "tegola", infatti, verrebbe a sovrapporsi al sisma e a tutte le negative conseguenze dirette e indotte che questo sta causando».

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12/06/2009










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