Antonella Di Lorito PESCARA Se la natura ha le sue micidiali ragioni, l'uomo no. Non può essere perdonato chi ha giocato con la vita altrui. Chi, per una logica dovuta a dolo o semplicemente a superficialità, avrebbe contribuito a troncare tante giovani esistenza. Per questo procede a marce forzate, e non potrebbe essere diversamente, l'inchiesta volta a gettar luce sulle modalità di costruzione degli edifici crollati all'Aquila in seguito al sisma. E per ora la voce è solo quella dei testimoni. Da domani sfileranno i primi i personaggi in vista (dirigenti, manager, costruttori, amministratori). È di ieri la notizia che un uomo, parente di alcune vittime del crollo di un'abitazione a causa del sisma, abbia denunciato i costruttori dell'immobile. Lo stabile collocato in via XX settembre sarebbe crollato mentre gli altri edifici contigui sarebbero ancora in piedi. Alla base del crollo ci sarebbero infatti delle gravi carenze strutturali attribuibili ai costruttori. Che la Casa dello studente dell'Aquila avesse delle profonde fessure, che queste erano già state segnalate ai responsabili senza che nessuno prendesse provvedimenti, sembra un dato di fatto. Lo ha detto venerdì agli investigatori una studentessa, Carmela Tomassetti. Lo hanno ribadito anche altre due ragazze, sentite ieri dai carabinieri: hanno confermato l'esistenza di una crepa su un pilastro della sala mensa, con relativa infiltrazione d'acqua. E successivamente hanno aggiunto che anche nelle loro camere c'erano vistose fessure, ma non erano stati fatti sopralluoghi per stabilirne l'eventuale pericolosità. «C'erano crepe nelle nostre stanze»: è un coro all'unisono quello dei ragazzi che alloggiavano nella Casa dello studente. Mentre il comitato dei parenti delle vittime del crollo della Casa dello studente in tre giorni ha raccolto 83 adesioni, esplode anche il numero dei testimoni. «Siamo pronti a fornire ai genitori del comitato informazioni utili alle indagini»: asserisce Gabriele, 21 anni. Gli fa eco Roberta, 20 anni di Rossano Calabro: «Sulle pareti della mia stanza, al terzo piano dell'ala crollata, c'erano tante crepe sottili e molto lunghe». E poi Giulio, 21 anni, di Teora (Avellino): «Su una parete della mia stanza al secondo piano c'era una crepa sottile dal pavimento al soffitto. Quel tramezzo è crollato nella notte del terremoto. Ero in camera. Se mi fossi svegliato subito mi sarei nascosto sotto la scrivania, che, quando ho aperto gli occhi, non esisteva più». «Io invece - incalza Loriana, 20 anni, di Introdacqua - ho visto alcune crepe davanti alla porta dell'ascensore, al terzo piano dell'ala crollata». Tutti e quattro denunciano che «da oltre un mese uno dei pilastri della mensa era marcio, coperto da un alone nero, come muffa, ed era stato circondato con un nastro di pericolo. Inoltre sul soffitto, c'era un buco di circa 80 centimetri». L'inchiesta, che coinvolge Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, corre su un duplice binario. Non solo gli interrogatori. Si allunga infatti l'indagine sugli immobili sequestrati. Ora sono stati sigillati anche il palazzo del Genio Civile dove sono custoditi i fascicoli degli stabili oggetto dell'inchiesta, e il Convitto nazionale, storica scuola aquilana. Ad aggravare il quadro vi sarebbe anche un esposto alla Procura dell'Aquila di un anno fa con tanto di foto di un edificio crollato. A presentarlo era stato Dante Vecchioni, morto in seguito al crollo dell'edificio in questione. In quella denuncia aveva ipotizzato che gli scavi eseguiti per realizzare un centro direzionale con garage interrati potevano aver compromesso la stabilità dell'edificio in via XX settembre 79 in cui risiedeva. Intanto la Cgil annuncia di volersi costituire parte civile.
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19/04/2009